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lunedì 19 giugno 2017

Il mio secondo parto (spoiler: c'è il lieto fine)

La lettura del post sul mio primo parto era sconsigliata a un pubblico sensibile, e temo in effetti di aver contribuito al calo nazionale delle nascite del 2012, a modo mio. Oggi con questo mio nuovo racconto non punto certo a creare un baby boom nel 2018, ma se riuscissi a rassicurare anche solo una futura mamma sul parto avrei già raggiunto un ottimo risultato.

Ma cominciamo dall'inizio. Anzi, da prima.

Quando a gennaio vi ho annunciato che Emma avrebbe avuto un fratellino e io l'epidurale dicevo sul serio. Sì perché io l'ebrezza di usufruire di un "aiutino" durante il parto volevo provarla a tutti i costi. D'altra parte mi impasticco di Moment al primo mal di testa, perché mai rinunciare ai traguardi raggiunti dalla medicina moderna proprio durante uno dei giorni più dolorosi della mia vita?

Ho fatto la visita per l'epidurale in due ospedali, sono andata agli incontri con il pubblico per informarmi sulla percentuale di partorienti "accontentate" e sulle disponibilità degli anestesisti, e poi ho deciso.

Nel primo mi hanno detto:

venerdì 20 gennaio 2012

Epidurale: come, quando, perché? La visita con l'anestesista

"Hai allergie?" mi chiede annoiata l'anestesista dell'ospedale. "Non che io sappia" rispondo io. "Bene, firma il consenso. Puoi andare". Questo, in sostanza, il colloquio per ottenere l'analgesia peridurale durante il parto. Se lo salti, quando sarai in travaglio potrai anche tirar giù tutti i santi del Paradiso ma nessuno acconsentirà a farti l'epidurale perché verrai considerata (come recita il foglio che mi hanno consegnato) "incapace di intendere e di volere".

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