C'è una cosa che fa la gnoma che mi fa tanto ridere quanto imbestialire. Quando la suddetta scoppia a piangere tra le mie braccia per motivi a me ignoti, urla, contorcimenti e apnee si sprecano. La piccoletta diventa tutta rossa, strilla come se la stessero scuoiando e non c'è gesto, posizione, parolina dolce o minaccia che tenga. Di solito quando l'impressione è che stia per tirare le cuoia entra in scena Marito.
Ecco. Quando lui la prende in braccio cala il silenzio. La gnoma torna del suo colore naturale, i vicini smettono di digitare il numero dei carabinieri e Gatta rimanda i suoi piani di fuga a un altro giorno. Ma non è questo che mi manda in bestia. Anzi, sono la prima a gioire del fatto che la mia bambina stia bene.
E' quello che fa la gnoma subito dopo essersi calmata che mi irrita alquanto. Già perché la bastarda, poggiata sulla spalla di Marito, mi cerca con lo sguardo e mi fa un sorriso a 32 (immaginari) denti decisamente inquietante. Un sorriso che il dottor Lightman tradurrebbe in "Te l'ho fatta, stronza. Papino è mio".