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lunedì 26 giugno 2017

Mamme di maschi

Pensavo vi foste tutte rincretinite, voi mamme di maschi.

Vi vedevo con i vostri "ometti", cotte a puntino come fan di Justin Bieber, con le pupille a cuoricino mentre i vostri bambini facevano qualcosa di idiota o disgustoso al parchetto. E pensavo che io non avrei mai voluto un figlio maschio.

I maschi sono... maschi. Cioè... diventano uomini a un certo punto, cosa possono avere di tanto meraviglioso? Sono sempre sporchi, indossano vestiti noiosi, ti pisciano addosso quando li cambi, non hanno lunghi capelli da pettinare. E poi fanno giochi scemi, rumorosi, pericolosi. Anziché colorare e ritagliare porte per fatine immaginarie o coccolare adorabili peluche fanno schiantare macchinine contro il muro. E voi lì, innamorate perse, che li incitate pure. "Ma cosa avete che non va?" mi chiedevo guardandovi sconsolata.

Quando il medico mi ha detto già al terzo mese che aspettavo DECISAMENTE un maschietto mi sono lasciata prendere dallo sconforto. Volevo un'altra femmina. Anzi. Se devo dirla tutta io volevo un'altra Emma. Sia io che Marito ci siamo resi conto che non volevamo un altro figlio: volevamo clonare la figlia che già avevamo, riprodurla, avere la possibilità di rivivere tutte le fasi della sua crescita, di riabbracciare la Emma neonata con i suoi occhietti a mandorla, ripercorrere i boschi in cerca di gnomi con la Emma ricciolina di due anni, rifare il primo viaggio a Disneyland con la Emma incantata di 4 anni. La gnoma stava crescendo, e noi volevamo fermare tutto e schiacciare il tasto REWIND.

Ovviamente il nostro era un desiderio irrazionale e irrealizzabile. E per fortuna, perché Emma è meravigliosa pure in versione Bambina Grande, e anche se faccio fatica a crederci, in fondo so che mi godrò ogni fase della sua crescita.

E poi il nostro piano idiota di clonare nostra figlia ha dato vita a Milo.

E con Milo, io sono diventata mamma di un maschio. Ovviamente mi sono rincretinita anch'io, esattamente come voi altre che osservavo da lontano con compassione.

Dire che sono completamente cotta di lui è poco.

Me lo tengo stretto in fascia nonostante i 45 gradi all'ombra, gli faccio grandi complimenti ogni volta che fa la cacca, lo chiamo (sigh....) "il mio pisellone", lo sotterro di baci ogni volta che mi mostra le fossette sulle guanciotte, lo osservo dormire come la più paziente delle stalker, lo allatto DAVVERO a richiesta (con Emma pretendevo che passassero almeno un paio d'ore tra una poppata e l'altra) e parlo come un'idiota da quando è nato. Per non parlare del fatto che quando è nata Emma, durante tutto il post parto l'ho inconsciamente incolpata di avermi fisicamente distrutto, mentre oggi osservo i punti che ancora non mi mollano e li vedo come un dolce ricordo della sua nascita. Ho addirittura tentennato prima di gettare nel WC il moncone del suo cordone ombelicale quando finalmente si è staccato dal suo ombelico.

Insomma sono completamente andata. E scommetto che tra qualche anno non noterò nemmeno gli sguardi di compassione delle mamme di figlie femmine al parchetto perché sarò troppo occupata a dire cose come "Pisellone della mamma la smetti di mangiare formiche che ti fanno male al pancino?".

P.S. Lo so che non tutti i maschietti sono idioti, rumorosi e viulenti eh? Sono semplicemente quelli che al parchetto si fanno notare di più rispetto al bimbo tranquillo che legge sotto a un albero. In ogni caso ho come l'impressione che Milo NON SARÀ quel bimbo tranquillo che legge sotto a un albero.

lunedì 19 giugno 2017

Il mio secondo parto (spoiler: c'è il lieto fine)

La lettura del post sul mio primo parto era sconsigliata a un pubblico sensibile, e temo in effetti di aver contribuito al calo nazionale delle nascite del 2012, a modo mio. Oggi con questo mio nuovo racconto non punto certo a creare un baby boom nel 2018, ma se riuscissi a rassicurare anche solo una futura mamma sul parto avrei già raggiunto un ottimo risultato.

Ma cominciamo dall'inizio. Anzi, da prima.

Quando a gennaio vi ho annunciato che Emma avrebbe avuto un fratellino e io l'epidurale dicevo sul serio. Sì perché io l'ebrezza di usufruire di un "aiutino" durante il parto volevo provarla a tutti i costi. D'altra parte mi impasticco di Moment al primo mal di testa, perché mai rinunciare ai traguardi raggiunti dalla medicina moderna proprio durante uno dei giorni più dolorosi della mia vita?

Ho fatto la visita per l'epidurale in due ospedali, sono andata agli incontri con il pubblico per informarmi sulla percentuale di partorienti "accontentate" e sulle disponibilità degli anestesisti, e poi ho deciso.

Nel primo mi hanno detto:

martedì 11 aprile 2017

Un'attesa dolce-amara

Quella del mio secondo figlio non è stata esattamente una dolce attesa. Non che la prima sia stata uno spasso, ma questa volta oltre alla tocofobia e ai vari fastidi tipici della gravidanza si è aggiunto un problema vero. L'unico, tra i tanti, che sapevo con certezza non si sarebbe concluso con una soluzione.

Mentre un uomo della mia vita stava per arrivare, un altro stava per andarsene. Nello stesso momento, mi sono ritrovata ad aspettare la vita e la morte. Un'attesa dolce-amara, quella che ho dovuto vivere per 7 mesi.

Quando finalmente (sì, finalmente, in casi come questi è proprio il termine giusto purtroppo) il giorno della Festa del Papà ho salutato per l'ultima volta il mio, mi sono ritrovata a guardare di nuovo davanti a me. Prima non lo facevo: guardare avanti, immaginare la nascita del Fratellino, pianificare le vacanze estive, fare programmi lavorativi a lungo termine significava immaginarsi un futuro in cui lui non sarebbe stato più tra noi. Come potevo farlo senza sentirmi in colpa?

Oggi posso farlo, e posso perfino azzardarmi a farlo abbozzando un sorriso.
Ad aiutarmi a superare questo momento naturalmente ci ha pensato lei, Emma.

Stasera, per dire, mi ha chiesto di smettere di lavorare e di riposarmi un attimo, per il bene del Fratellino. Ho obbedito e mi sono distesa sul letto. Lei è uscita dalla camera ed è rientrata poco dopo trascinando il suo Pisolone. Quello che la sua mamma avrebbe tanto desiderato da piccola ma che non ha mai trovato sotto l'Albero di Natale. Mi ha coperto, stando ben attenta a rimboccarmelo sotto al pancione. Poi ha chiuso le tende, e si è messa a scribacchiare qualcosa su un foglio. Poco dopo è uscita di nuovo per rientrare con il Gufo Antipaura, il peluche che abbraccia per dormire. Me lo ha messo tra le braccia e mi ha accarezzato. Poi mi ha infilato in una mano un foglio. Sbirciando, al buio, mi sono resa conto che ci aveva disegnato noi due, sorridenti. Me ha risistemato le coperte ed è stata presa da un attacco di tosse. Per non svegliarmi, ha cacciato la testa su un cuscino per soffocare il rumore. Dopo un'altra carezza mi ha messo al collo quella collana a cui tengo tanto, quella che papà mi aveva portato da un viaggio di lavoro almeno 20 anni fa.

E ok. Sistemandomi le coperte più e più volte mi ha sottoposto a un trattamento caldo-freddo che mi avrà riattivato la circolazione da qui ai prossimi due mesi, mettendomi la collana al collo mi ha quasi strozzato, e alla fine mi ha svegliato (dolcemente, per carità) solo perché voleva guardare il trailer dei Puffi sull'iPad e non le andava di togliere l'audio. Però che diavolo, sono stati i 10 minuti più belli delle ultime settimane, e me li ha fatti vivere una piccoletta di 5 anni che ho messo al mondo e ho cresciuto IO.

Se una cosa del genere non ti fa rialzare gli occhi verso l'orizzonte...


mercoledì 22 febbraio 2017

MAI togliere a una donna la Nutella

- Allora, cos'abbiamo qui?
- Praticamente la Pimpa, dottoressa...
- Vieni Emma, fatti vedere... Mmmh sì, piena di macchie. Potrebbe essere la quinta malattia, o la bocca-mani-piedi. Comunque niente di preoccupante, non serve una terapia.
- Ok meglio, anche perché è appena uscita dalla scarlattina e a ogni somministrazione di antibiotico i vicini chiamavano i servizi sociali pensando che la stessimo seviziando.
- Già già... Però senta, già che c'è le tolga anche formaggi e Nutella. Vediamo se magari è una reazione a... ma che ha la bambina?
- Ehm... Emma.... amore buona... Emma no... no no no no....
- Ma che ha?!
- No è che.... sta per.... Ok, si tappi le orecchie.
- Cosa? Perch...




giovedì 16 febbraio 2017

Come convincere tua figlia a dormire nel suo letto

Emma ha sempre dormito nella sua cameretta da quando ha pochi mesi. Nei primi tempi la tenevamo con noi in camera per agevolare le poppate notturne, ma appena ha cominciato a dormire tutta la notte lo ha fatto da subito nella sua camera.

Beh, non TUTTA la notte. Da quando è piccola, Emma si sveglia verso le 5 del mattino e in uno stato di dormiveglia si trascina nel nostro lettone, dove rimane fino al risveglio. Un'abitudine che non abbiamo mai ostacolato fino a quando non ho scoperto di aspettare il fratellino.

Da quel momento mi sono resa conto che non potevamo condividere il lettone in 4, e che soprattutto i primi tempo il pupo si sarebbe svegliato più volte durante la notte, disturbando anche il sonno di Emma. La gnoma, insomma, avrebbe dovuto imparare a dormire tutta la notte nel suo letto prima dell'arrivo del fratellino.

Era importante cominciare a parlargliene da subito perché non volevo che attribuisse la "cacciata" all'arrivo del fratello, e cominciassero fin da subito gelosie e risentimenti.

lunedì 6 febbraio 2017

"Mamma ma anch'io dovrò morire?"

Ricordo come fosse ieri quando un giorno, in auto, chiesi a mio padre se anch'io fossi destinata a morire. Lui un po' imbarazzato mi rispose che se mi fossi comportata bene avrei vissuto anche per sempre. Tutta entusiasta, corsi a casa a raccontarlo a mia madre, che mi rese partecipe del cerchio della vita con un secco ma sincero "Ma va, tutti dobbiamo morire prima o poi".


Son traumi.

Tornando al presente, oggi sono passata con Emma attraverso il cimitero del paese, di ritorno dall'asilo. Ogni tanto a lei piace farci un giro, osservare le foto dei defunti e chiedermi come si chiamano. La mia anima gotica non si è mai opposta: lo trovo un modo per esorcizzare la paura della morte, per normalizzarla.

Oggi ci siamo imbattute nella tomba di un bambino di 5 anni. Lì per lì Emma non ha fatto domande, ma sulla via di casa ha voluto affrontare la cosa.

- Mamma perché c'era solo un bambino al cimitero?
- Beh perché di solito i bambini non muoiono, Emma. Si muore quando si è molto molto vecchi.
- E perché lui è morto?
- Forse era molto malato, non saprei.
- Mmmh... Senti mamma ma... anch'io dovrò morire?

Ho pensato se ripescare la versione di mio padre o sbatterle in faccia quella di mia madre, e ho tentennato. Mentre Emma mi ricordava che rimaneva in attesa di un mio cortese riscontro ("Mamma mi pare di aver parlato a voce alta... io mi sono sentita, tu non mi hai sentito per caso? Perché non rispondi?!") mi sono ricordata una terza versione, quella di mia nonna Teresa.

Mi è tornata in mente quella conversazione avuta nella sua cucina, a merenda. Io le avevo confessato di temere il momento in cui sarebbe morta e lei ridendo mi disse di essersi bellamente fracassata le balle della vita, e che a una certa età la morte non fa più così paura: "Anziché venire al mio funerale, quando accadrà, promettimi che passerai la sera in discoteca" (non l'ho fatto ovviamente - n.d.r.).

- Allora mamma? Morirò anch'io?
- Beh sì Emma, ma succederà quando sarai molto, molto vecchia. Avrai fatto un sacco di cose nella vita: avrai studiato, lavorato, viaggiato, avuto dei figli e persino dei nipotini. Sarai davvero davvero stanca di vivere e dirai "Sono distrutta, non ce la faccio più. Ho fatto tante cose: vorrei solo addormentarmi e riposare per sempre. Basta basta basta vita!".
- Mmmmh....
- .....
- Mamma?
- Sì?
- Ok a volte, soprattutto all'asilo, io DICO di essere molto stanca, ma mi basta sedermi un attimo e poi mi riprendo eh? Capito? Poi mi rialzo sempre. Anche a casa quando dico di non voler pulire la stanza: non sono COSÌ stanca, chiaro? Eh?

Me la vedo già a pensare "Oddio questa se mi siedo un secondo mi chiude in un sacco nero e chiama le pompe funebri".

Per ora la questione si è chiusa qui, ma sono sicura che era solo il primo round. E voi come avete spiegato la morte ai vostri figli? Avete consigli?

lunedì 16 gennaio 2017

Emma avrà un fratellino (e io avrò l'epidurale, vero?!)

Il 9 febbraio del 2012 vi annunciavo la nascita di Emma, e aggiungevo anche che la mia gnometta sarebbe rimasta figlia unica.

E invece no. Emma avrà un fratello, tra circa 20 settimane.

Cosa è cambiato da quel 9 febbraio 2012? Io sicuramente no, sono sempre la stessa. Sono ancora terrorizzata all'idea del parto (soprattutto dopo averlo provato), detesto ancora la gravidanza e sono rimasta la madredegenere che conoscete.

È la gnoma ad essere cambiata. O meglio... cresciuta. Emma si è trasformata in una donnina meravigliosa.

Pensavo che la sbandata presa per lei quando è nata mi sarebbe passata, come finisce qualsiasi innamoramento quando si passa dalla cotta all'amore, dalla passione all'abitudine, dalle due ore di trucco prima di un appuntamento al "vedi di farti piacere il pigiamone in pile di Oysho che fa un freddo porco".

A quanto pare con i figli non funziona così, almeno non così in fretta. Emma sta per compiere 5 anni e io ancora non riesco a staccare gli occhi da lei quando siamo nella stessa stanza, mi guardo e riguardo le sue foto quando è lontana e non ce la faccio, proprio non ce la faccio a non strapazzarla di coccole (non a caso una delle prime frasi compiute formulate dalla gnoma quando aveva poco più di un anno fu "Mamma: basta baci!").

venerdì 2 dicembre 2016

Un tranquillo venerdì di paura

Sei appena arrivata al lavoro. È venerdì e quando apri la mail ti rendi conto che tutti hanno avuto la tua stessa idea: chiudere le varie faccende in sospeso per passare un weekend senza sensi di colpa. E molte faccende in sospeso le avevano con te.
No problem, ti fai un caffè e cominci a lavorare.
Il tuo capo ti chiama nel suo ufficio:

- Ti vedo disattenta oggi, non mi hai ancora parlato!
- Non volevo ignorarla, è che sono arrivata ora e ho un sacco di lavoro e...
- Lo sapevo: non mi apprezzi abbastanza!
- Giuro, no! Parliamo, sono qui. Cosa doveva dirmi?

Lui ti parla con entusiasmo della partita vista la sera prima e tu riesci a liberarti dopo mezzora. Torni alla scrivania: le email sono raddoppiate.
Ti metti al lavoro, e subito arriva la prima telefonata: è un cliente scontento. Cerchi di calmarlo e spiegargli il tuo punto di vista quando ricompare il tuo capo.

- Ho bisogno di te! Corri!
- Ma sono al telefono!
gli dici, coprendo la cornetta. Lui ti fa un gesto esasperato e tu li raggiungi, con il cliente che sbraita al telefono.
- Non riesco ad accendere il computer...

ti fa il capo, con gli occhioni a gatto di Shrek. Clicchi sul tasto ON e il computer magicamente si avvia, e mentre il tuo capo si accomoda soddisfatto sulla sua poltrona ti accorgi che il cliente ti ha appena fatto una domanda e che si è reso conto che ti eri distratta. Furioso, attacca.
Torni mestamente alla scrivania: le email sono triplicate. Ti rimetti al lavoro e riesci a concludere un paio di cose quando il tuo capo ti convoca.

- Ho fame. Vammi a prendere qualcosa al bar per favore.
- Ma sono sono le 11, e poi avrei un sacco di lav...
- Ecco, lo avevo detto io che sei cambiata, che non ti impegni più come prima, che non mi apprezzi e non mi ammiri più come un tempo!

Prendi il portafoglio (il tuo, perché lui non ha nemmeno fatto il gesto di pagare) e scendi al bar. Le brioche sono finite ed è presto per il pranzo. Chiedi qualsiasi cosa di commestibile al barista che si offre di farti un toast. Ci mette un'infinità di tempo e nel frattempo il tuo iPhone ti avvisa che due clienti si aspettano due lavori pronti per mezzogiorno. Afferri il toast, ti scotti ma corri in ufficio e lo porti al tuo capo che lo osserva disgustato.

- Un toast? Al formaggio poi? Sai che detesto il formaggio!
- Ma gliel'ho visto mangiare alla cena aziendale, ha chiesto il bis del tagliere di formaggi!
- Ah sì? Non credo. Io odio il formaggio. Senti, prendimi un sacchetto di patatine che tanto ormai tra poco vado a pranzo.
- Ma lei non era intollerante alle patate? Guardi che le fanno male...
- Stronzate, le digerisco benissimo.

Torni al bar e compri delle patatine. Su Skype ti chiedono se è pronto quel documento che ti avevano chiesto addirittura 25 minuti prima.
Torni in ufficio, lanci le patatine al capo e ti fiondi alla scrivania. Cerchi di rispondere ad almeno una parte delle innumerevoli richieste che ti sono arrivate nel frattempo. Ti chiama tua madre. Rifiuti la chiamata. Lei ti scrive su WhatsApp che non è educato. Ti segni in agenda di richiamarla in pausa pranzo. Guardi distrattamente l'ora e ti rendi conto che sono le 2 e la tua pausa pranzo è finita. Trovi il toast del tuo capo raffreddato, molliccio e piegato in due nella borsa e lo addenti mentre concludi un progetto. Il computer si impalla e ne approfitti per alzare lo sguardo giusto in tempo per notare il tuo capo piegato in due sulla scrivania. Fingi di non vederlo ma lui ti fa cenno di raggiungerlo.

- Quelle maledette patatine di stamattina... hai visto? Le ho vomitate! Per favore sta arrivando un cliente per una riunione mi aiuti a pulire? Gli altri sono ancora in pausa pranzo.

Pensi seriamente di licenziarti, ma non puoi permettertelo. Vai a prendere uno straccio nello sgabuzzino e trattenendo i conati pulisci la pozza sotto alla scrivania del tuo capo.
Torni alla tua postazione. Ti sei lavata le mani ma continui a sentire la puzza di vomito. Gli altri tornano dalla pausa pranzo e osservano con compassione il tuo stato pietoso.

- Quella non lavora mai, sta sempre dietro al capo. Comoda la vita...

senti bisbigliare dalla stronza del marketing. Torni al lavoro. Il tuo capo sembra essersi ripreso e tu speri che non si ricordi della tua esistenza almeno fino alle 18.00. Mezzora dopo, te lo ritrovi alle spalle.

- Che fai?
- Beh lavoro su questo progetto che...
- Oddio ferma, lo sai che non capisco niente del tuo lavoro. Piuttosto vieni a dare una sistemata alla sala riunioni? Sta per arrivare il cliente.
- Ma non l'hanno sistemata quelli delle pulizie ieri sera?!
- Sì ma stamattina cercando un documento ho praticamente gettato all'aria tutto, hehehe...

Ti alzi e ti dirigi alla sala riunioni. Ti chiama tua madre. Metti giù. Sai che la pagherai cara. In corridoio incroci Sara, la commerciale.

- Tesoro hai fatto quel video di cui ti parlavo per la festa del Tobi?
- Sara ti giuro non ho avuto tempo. Ho un sacco di lavoro e non riesco a fare pure cose extra... è proprio necessario?
- Lascia perdere

ti fa squadrandoti dall'alto in basso e soffermandosi disgustata sul mollettone che ti sei pinzata in testa per non rovinarti i capelli mentre ti pieghi sotto il tavolo della sala riunioni a recuperare documenti che il tuo capo è inspiegabilmente riuscito a infilare negli anfratti più improbabili.

Finito di sistemare la sala riunioni ritorni alla scrivania. Il tuo capo resterà con i clienti un'oretta e tu ne approfitti. In quell'ora riesci a produrre più di quanto abbiano fatto i tuoi colleghi in tutta la giornata, a far pace col cliente furioso, a rispondere a tutte le email e a comprare un Smart Box su Amazon per farti perdonare da tua madre. 
Sono le 18.00. Ti alzi e prendi le tue cose. Sulla porta c'è il tuo capo. 

- Comunque continuo a pensare che non mi dedichi abbastanza attenzioni. Buon weekend.

Questo. Questo è lavorare da casa con un bambino malato. Invidiatemi pure per tanti aspetti del mio lavoro. Ma non per questo.

venerdì 8 luglio 2016

Le storie di Emma: alla ricerca dei genitori morti

- Mamma vuoi che ti racconto una storia?
- Ok....
- Allora c'era una volta una mamma, un papà e due bambine...
- E come si chiamano le due bambine?
- Mmm mamma cominci?! Anna e Elsa, va bene?
- Che fantasia. Ok.
- Allora un giorno la mamma e il papà muoiono.
- E te pareva... e come muoiono, di grazia?
- In mare. Comunque, Anna e Elsa crescono, ed Elsa deve sempre indossare i guanti per non ghiacciare Anna...
- Questa storia l'ho già sentita...
- Anna e Elsa vanno al mare e appena entrano in acqua si trasformano in due sirene!
- Wow, un colpo di scena! E com'erano queste due sirene? Di che colore erano le loro code?
- Mmmmh mamma.... uffa... allora quella di Elsa blu, e quella di Anna... a righe gialle e nere ok?
- Ok, sto zitta.
- Anna ed Elsa cominciano a cercare i loro genitori nel mare. Incontrano un pesciolino rosso che gli  dice: "Vi porto io dai vostri genitori!". Allora loro lo seguono e nuotano, nuotano, nuotano ma a un certo punto il pesciolino rosso incontra i suoi genitori e se ne va con loro.
- Ah, gentile.
- Allora incontrano un polpo che con le sue lunghe braccia le stringe forte e gli dice "So io dove sono i vostri genitori, seguitemi!". Ma poi anche lui incontra i suoi genitori e se ne va con loro.
- Ma che cafone!
- Mamma zitta. Allora Anna ed Elsa incontrano un altro pesciolino, stavolta giallo. E anche lui gli dice che sa dove sono i loro genitori ma...
- ... ma incontra anche lui i suoi e le molla lì giusto?
- Sì mamma. Comunque loro da sole sono tristissime e nuotano, nuotano, nuotano finché vedono due strane ombre.... hanno le teste, le braccia e le gambe... sembrano proprio...
- ....si???
- Occavolo mamma, ho dimenticato il mio disegno di Mary Poppins all'asilo!
- Emma ma finisci la storia!
- Ah già. Sì alla fine erano i loro genitori. Poi tutti vedono una foglia d'oro, la seguono e si ritrovano tutti a casa. Piantano la foglia in un vaso e nasce una pianta d'oro che fa un fiore. Bianco. Fine. Vuoi che te ne racconto un'altra?



martedì 5 luglio 2016

Figura di Emma

- Signora?
- Siiii (gentile nuovo educatore del centro estivo con cui potrei ancora sperare di far bella figura)??
- Oggi a pranzo c'era il riso...
- Occaxxo.
- Emma si è rifiutata di mangiarlo perché non era alla cantonese, e lei sostiene di mangiare solo quello. Io ho cercato di spacciarglielo per riso alla cantonese ma lei ha notato che c'era il tonno, e il tonno non è previsto dalla ricetta originale.
- Immagino.
- Però l'abbiamo convinta almeno ad assaggiarlo, e le abbiamo anche fatto un bell'applauso tutti insieme!
- Aaah bene dai! Di solito si rifiuta proprio.
- Già. Beh poi però ha passato tutto il pomeriggio a dire che il nostro dannato riso le aveva fatto venire mal di pancia.

Ok. Ci siamo giocati anche il centro estivo.


giovedì 19 maggio 2016

Dedicato a quelli che "Si vive più felici senza figli"

Stando sui social e avendo 30equalcosa anni sono circondata principalmente da due tipi di persone: neo genitori e possessori di gatti. E quindi sì, ho una felice bacheca costellata di foto di bambini e micioni. A volte compare anche qualche foto di una tazza di caffè con un "Buongiorno mondo" sberluccicante ma ho scoperto la comoda funzione "Nascondi tutti i post di X" che offre Facebook, e vivo felice.

Ogni tanto però eccolo lì, il post/articolo/sfogo dell'adulto child-free che afferma con assoluta sicurezza non solo di essere felice (e ci mancherebbe, è ovvio che si può essere felici anche senza pargoli tra le palle in casa!), ma di essere PIÙ felice dei suoi coetanei con figli.

Quando leggo queste e altre opinioni sul "si vive più felici senza figli" mi pongo sempre la solita domanda: come fai a giudicare qualcosa che non hai mai provato?

Io capisco i rarissimi casi di genitori che ti vengono a dire "Guarda, voglio bene a Gigino ma.... ero più felice prima di averlo". Capita, è terribile da dire e soprattutto da ammettere a se stessi ma capita. Però almeno chi lo dice ha dei termini di paragone.

Ma tutti 'sti proclama su quanto sia bello vivere senza una cosa che non hai mai avuto mi suonano un po' come quel "Tanto a me l'uva non piace" della volpe.

Solo io ci vedo un pizzico di arroganza di troppo in quelle affermazioni? La stessa arroganza, ovvio, di quei genitori che si credono esseri superiori solo per aver Donato La Vita. Non mi piacciono neanche quelli, sia chiaro.

Prima di avere Emma ero una donna felice. Oggi sono più felice, anche grazie a lei. Se lei non fosse mai esistita sarei stata "solo" felice, e non ci sarebbe stato quel "più" che però non mi sarebbe mai mancato, perché non ne avrei nemmeno immaginato l'esistenza. Mi è andata bene, lo ammetto. Poteva anche non andare così: poteva arrivare un figlio che per qualche triste motivo mi avrebbe reso meno felice. Ma diciamocelo: la mia è la situazione-tipo. Come la Franzoni insegna ci sono delle eccezioni, ma si tratta appunto di eccezioni.

Ma anche senza sapere tutto questo - perché sì, prima di diventare genitori TUTTI ti dicono quanto ameresti un figlio ma non ci credi, MAI - come si può essere tanto arroganti da pensare di sapere con esattezza come si trasformerebbe la propria vita e il proprio cuore con l'arrivo di un bambino?

Per poter usare quel "PIÙ" davanti al "felici", a mio modesto parere bisognerebbe paragonarsi a se stessi, non agli altri. Ho davanti a me la Simo Pre Emma e la Simo Post Emma. La seconda è più felice della prima. Posso dirlo, perché le ho entrambe davanti. Perché non sto paragonando la Simo Pre Emma alla vicina di casa con due figli che urla e piange dalla mattina alla sera.

Posso farlo. Io. Per lo stesso motivo quindi non potrei mai dire che la vita senza uno yacht sia migliore di una vita con uno yacht. Semplicemente perché non ho e non ho mai avuto uno yacht. Conosco persone con uno yacht che sembrano felici, e altre (poche) che sembrano infelici, ma io non sono tra loro.

Regalatemi uno yacht e poi ne riparliamo.
Ok?
Allora 'sto yacht?
Io aspetto qui eh?

venerdì 6 maggio 2016

Regali che una madredegenere non vuole ricevere per la Festa della Mamma

È il venerdì prima della Festa della Mamma. Il che per una madredegenere amante del decluttering è una pessima notizia: oggi è il giorno in cui riceverò il classico "lavoretto" dell'asilo, quell'accozzaglia di materiali di recupero messa insieme frettolosamente da una maestra e scarabocchiata svogliatamente con un pennarello da mia figlia.

Io li odio. Li odio perché non sono regali spontanei. Li odio perché quelle frasi e quelle poesie, Emma il più delle volte non sa nemmeno cosa significhino. Li odio perché a casa nostra si fa la differenziata, e prima di buttarli devo letteralmente smembrarli dividendo la carta riciclabile da quella impiastricciata di colla che deve per forza andare nel secco, i pezzettoni di pasta cruda colorati per l'umido e quel diavolo di polistirolo che non si sa mai dove buttare. Ci metto più tempo io a distruggerli che Emma (anzi, la maestra) a farli.

È pura apparenza, puro consumismo, puro spreco. Si è capito che li detesto? Ecco.

Cosa vorrei al posto del classico lavoretto per la Festa della Mamma? Un assegno non sarebbe malaccio.

No scherzo. Sono tanti, in realtà, i regali che Emma mi fa quotidianamente e che mi riempiono il cuore più di qualsiasi lavoretto dell'asilo.

  • Io ed Emma litighiamo forte, ma lei mi perdona sempre. E a volte, giuro, sono davvero imperdonabile.
  • Emma pensa che sia bellissima, e me lo dice.
  • Posso regalarle di tutto, ma il sorriso che sfodera quando le rispondo "Ok" ai suoi "Mamma ora puoi giocare con me?" è impagabile, impagabile.
  • Emma è forse l'unica persona che mi ascolta veramente. È vero, spesso fa finta di non sentire - sinceramente credo di ripetere "Emma mettiti le scarpe" almeno una trentina di volte prima che si riesca a uscire di casa - ma quando parliamo faccia a faccia, cuore a cuore, è seria e attenta, e non dimentica MAI quello che le dico.
  • Emma è anche l'unica persona a credermi ciecamente. Un giorno si accorgerà che spesso tradisco la sua fiducia raccontandole balle colossali, ma capirà anche che lo faccio per il suo bene, per la sua sicurezza e, a volte, per renderle l'infanzia un po' più magica.
  • Emma comincia tutte le sue frasi con "Mamma". Lei non dice direttamente le cose. Prima richiama la mia attenzione e poi parla. È una roba che a volte mi fa imbestialire, vero, ma anche questo è un regalo, e potrò godermelo per così poco...
  • Emma si lascia sbaciucchiare e mordicchiare anche quando vorrebbe fare dell'altro. E se mi vede un po' giù si scopre il braccino e mi dice "Dai mamma.... se vuoi puoi mangiarmi viva".
E potrei andare avanti all'infinito. Emma non è una bambina straordinaria. È una bambina normalissima ma è la MIA bambina, e le emozioni che da 4 anni riesce a provocarmi ogni giorno sono il regalo più grande che la vita potesse farmi. 

Ok, scusate la parentesi da mamma sdolcinata. Ora sfodero la madredegenere che è in me e vado a buttare il disegno-obrobrio che mi ha portato ieri, prima che torni dall'asilo con la sua ultima opera d'arte.

P.S. alla fine mi è arrivato questo. Buono dai, domenica ritirano la carta 😈


venerdì 29 aprile 2016

La prima Lottie non si scorda mai

Emma è sommersa di peluche. Ho già spiegato in più occasioni che glieli regalo volentieri perché stimolano la sua fantasia, non si rompono, non sporcano, si lavano facilmente e se mi vengono sbattuti in faccia non fanno (così)  male. 

Come molte bimbe però, anche la gnoma è attratta dalle bamboline tipo Barbie da svestire e rivestire. Memore delle Barbie che mi avevano conquistato in passato, ho pensato di regalargliene qualcuna, ma mi sono resa subito conto che negli ultimi vent'anni le cose sono decisamente cambiate. Pensando di trovare scaffali pieni di Barbie Luci di Stelle (ma quanto era bella?)...


... mi sono ritrovata davanti a tutte le varianti di Barbie Palo 15...

e niente, mi sono rifiutata. Ma sì, lo so, ovvio che cercando meglio mi sarei sicuramente imbattuta in qualcosa di più decente ma ultimamente mi sono impigrita. 

Grazie a un post su Cosedamamme.it però ho scoperto le bambole Lottie e mi si è aperto un mondo.

Lottie innanzitutto rappresenta una bambina, e non una donna. Niente seno, non è truccata e sta in piedi da sola perché non ha i piedini deformati da una vita passata barcollando su un tacco 12. 

E no, Lottie non è una di quelle anti-Barbie che vanno tanto di moda adesso (ma solo sui giornali, perché secondo me non le compra nessuno) con cellulite, baffetti incolti, smagliature e brufolazzi tipo...


Perché un conto è il realismo, ma questa è Tristezza allo stato puro. Perché rovinare in partenza i sogni a una povera pargola?!

Lottie è una bambina normale ma è appunto una bambina. Il che significa che per quanto sia normale... vive comunque in un mondo magico, fatto di sogni a occhi aperti, lunghi pomeriggi di giochi, sport e hobby, armadi pieni di costumi e travestimenti per diventare chi vuole semplicemente immaginandolo. Insomma, l'infanzia è talmente magica che non ha bisogno di "aiutini". Se una bambola adulta ha bisogno di vestiti da sogno, case e auto lussuose per poter essere degna di rappresentare un Sogno (non a caso, non ho ancora visto in giro Barbie Precaria o Barbie Spesa da Lidl), una bambola bambina può riuscire nell'intento molto più facilmente.

Tra i tanti modelli di bambole Lottie disponibili su Amazon a circa 19,99 euro (c'è la Lottie scolaretta, quella amante dei gatti, quella che fa karate, quella appassionata di astronomia, quella che gioca a fare la piratessa, quella bucolica con set da pic-nic, quella con il cavallo, ecc) ho scelto la Lottie "autunnale" amante dell'aria aperta con cagnolino annesso. Una bambolina semplice ma deliziosa, molto simile a Emma che anche con temperature decisamente rigide ha sempre passato lunghi pomeriggi all'aria aperta mentre il resto dei suoi compagni di classe si annoiava in casa davanti alla replica della puntata di Natale di Masha e Orso.

bambole-lottie

L'ho presentata a Emma mostrandole prima i vari video disponibili sul canale Youtube delle bambole Lottie, in cui le bamboline, animate, vengono mostrate mentre svolgono le loro attività preferite.



Nel video della sua Lottie, la bambolina passeggiava per il bosco in una giornata autunnale, ed è la prima cosa che Emma ha voluto fare con la sua Lottie quando finalmente l'uomo della mia vita (il corriere Amazon) ce l'ha consegnata.

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La qualità delle bambole Lottie è davvero altissima. I tessuti dei vestitini sono decisamente migliori di quelli del mio guardaroba, la gambe si piegano, il visino è adorabile e poi i capelli... ah, i capelli sono il particolare che mi ha convinto, leggendo le varie recensioni sulle bambole Lottie trovate in rete. I capelli sono morbidissimi e setosi, ma soprattutto non si annodano mai! Non vanno nemmeno pettinati al contrario di quelli delle bambole tradizionali che dopo tre giorni sembrano quelli che avevo io quando mi hanno bruciato la chioma con la contropermanente. Oltre ai vari modelli di bambole Lottie ci sono anche i set di vestitini e accessori venduti a parte (stiamo parlando di set da 9,99€ su Amazon eh?) come il cavallo, il tesoro per la piratessa, la cesta da picnic, il monopattino, ecc.

E per i maschietti c'è anche il Lottie masculo, tale Finn.

I prezzi sono davvero irrisori. Insomma, che ve lo dico a fare... entrate anche voi nel trip delle bambole Lottie e non ve ne pentirete.

E no, questo NON è un post sponsorizzato.

giovedì 28 aprile 2016

Come trovare una motivazione per ricominciare a correre

Al parchetto.

- Mamma quel bimbo mi ha detto che sono brutta....
- Allora è lui a essere un brutto bambino, Emma. Non dargli retta.

- Bimboooo... la mia mamma ha detto che sei brutto! 
- Ah sì? Vado a dirlo alla mamma!

Occazzo!!! 

mercoledì 23 marzo 2016

Perché noi litighiamo forte

Io e Emma litighiamo forte.
No aspetta, così sembra una cosa normale. Riformulo.
Io, donna di 33 anni, vaccinata e laureata, mi ritrovo spesso a litigare con una bambina di 4 anni.

Ma litighiamo davvero, con tanto di stoccatine, urla, pianti, vaffanculi e riappacificazioni. Possono essere brevi scazzate tipo

- Allora Memi che hai fatto all'asilo?
- Oooh mamma te l'ho già detto: giocato! Lasciami in pace!
- Oh ma che hai? Ero così contenta di rivederti, stiamo facendo una passeggiata, ti sto portando al parchetto e tu mi tratti così?
- Sì.
- Bene perfetto, allora ti lascio in pace.
- Ecco brava.
- Perfetto.
- Perfetto.
- Umpf.
- Umpf.

O possono essere vere e proprie tragedie greche. Emma è una bambina adorabile ma si offende molto facilmente e condanna a morte con altrettanta leggerezza.

- Perché mi hai bagnato la testa, perché?!
- TI STO LAVANDO I CAPELLI EMMA!!!
- Non voglio, non voglio, non voglio!!! Sei cattiva, sei una mamma cattiva. Preferisco papà e i nonni!
- Stai ferma che finiamo subito, TI SCONGIURO!
- Sei cattiva, sei cattivaaaa! Lo dirò a tutti, lo dirò all'asilo! Dirò che sei cattiva con me e che mi fai male!
- Ecco brava, dì all'asilo che ti faccio male così chiamano la polizia, complimenti! Poi sai che fa la polizia? Ti affida a un'altra mamma.
- BENE!
- Perfetto sai che c'è? C'è che io non ti voglio obbligare a stare con me se non ti piaccio. La chiamo io la polizia. Ti faccio portare da una mamma più buona ok?!
- NO! No mammina ti prego, io voglio te, io voglio solo teeeee non chiamareeee!!!

Di solito finisce con lei che mi si avvinghia al collo ripetendomi all'infinito che mi vuole bene e che vuole solo me, e con la sottoscritta che nasconde le lacrime e si sente una merda per averla minacciata.

- Scusa Emma, tu sei l'amore della mia vita...
- No tu sei l'amore della mia vita mamma...
- No. Tu sei l'amore della mia vita.
- No tu.
- Tu.
- Tu.
...

Ok riusciamo a bisticciare anche mentre facciamo pace.

Ho come la sensazione che, per quanto le femminucce siano adorabili, forse sarei stata una madre migliore se avessi avuto un maschio. Le donne sono troppo complicate, imprevedibili e irritabili, anche quelle piccole. Ho sempre avuto difficoltà a interfacciarmi con le persone del mio stesso sesso. E in questo senso ringrazio il cielo di essere nata etero: se fossi stata omosessuale in casa sarebbero volati coltelli, soprattutto se è vera la leggenda secondo cui quando le donne convivono i loro cicli tendono a sincronizzarsi.

Oddio aspettate. Non avevo ancora preso in considerazione il fatto che tra una decina d'anni anche Emma......


martedì 2 febbraio 2016

Problema.... e soluzione

PROBLEMA

Dal medico.
- E allora lo diamo un fratellino a sua figlia?
- Ma anche no, è obbligatorio? Ma che avete tutti ultimamente?!
- Beh nel caso si sbrighi: lei è vecchia.

SOLUZIONE
La mia prima crema antirughe.


giovedì 28 gennaio 2016

Come spiegare a tua figlia che le hai centrifugato i pupazzi (VIDEO)

E dopo il post in cui vi spiego come far mangiare la verza a una bambina, ecco un nuovo tutorial Aranzulla's style con tanto di video dimostrativo.

Questa volta il problema da risolvere era questo.

Mia figlia ha la camera piena di pupazzi. In realtà ha quasi solo pupazzi, gli altri giocattoli non la prendono così tanto, e dopo qualche mese di inutilizzo li faccio magicamente sparire per evitare sovraffollamenti. I pupazzi però non se li dimentica, no. Ognuno di loro ha un nome, una voce, una personalità. Ognuno è arrivato a modo suo: chi atterrando direttamente sul balcone, chi comparendo su un cespuglio del parchetto davanti all'asilo, chi spuntando da sotto le coperte del lettino dopo averla attratta con una scia di caramelle... Emma ha trovato un pupazzo persino nel frigorifero. Insomma sono la sua passione, i suoi migliori amici, i fratellini che non ha mai avuto (e probabilmente mai avrà).

Anch'io adoro i pupazzi: sono morbidi quando ti colpiscono in faccia, sono silenziosi e non sporcano. Però si sporcano, oh se si sporcano.

lunedì 25 gennaio 2016

Come far mangiare la verza a una bambina

- Mamma ma cos'è questa cosa? Sono broccoli? Io detesto i broccoli, come Disgusto!
- A parte che quando te li diamo te li sbrani, basta non dirti che sono broccoli (sia stramaledetto Inside Out)... ma questa è verza.
- Beh non mi piace la verza!
- Ma se non l'hai nemmeno assaggiata!
- Io detesto la verza!
- Ok ok non mangiarla... a me piace un sacco invece... mmmmh che buon... Ehi. Aspetta un attimo. Ommioddio!
- Cosa c'è mamma?!
- Guarda, lo vedi questo capello? Prima era più corto! La verza mi sta facendo crescere i capelli! Tempo qualche giorno e li avrò come Rapunzel!

L'ha sbranata.
Ah, se vedete Emma per favore fingetevi stupiti da quanto le siano cresciuti i capelli ultimamente. Insomma copritemi.

giovedì 21 gennaio 2016

Tanto lo so che mi leggerai

Ma che, davvero pensavi di farla franca? Era ovvio, mia cara Emma, che prima o poi avresti ceduto alla tentazione di scoprire cosa scriveva anni fa la tua mamma su di te. Quanto avrai? 13-14 anni? Oppure sei più grandicella, e sei in quella fase in cui, dopo i rifiuti dell'adolescenza, hai riscoperto l'amore per mamma e papà (magari in concomitanza con l'accensione di un mutuo)?

Siamo ancora vivi? Io lo sono? Spero tanto di sì, anche se con quello che mangio ultimamente non ci giurerei.

Volevo solo dirti che sapevo che un giorno avresti letto il mio blog. E che al contrario di ciò che pensano in molti, non ti ho "usata", non ho usato la nostra storia e la tua infanzia per ottenere il mio piccolo momento di gloria e qualche migliaio di visite al mese. Niente affatto. È che sapevo che prima o poi io e te ci saremmo incontrate. Che prima o poi, dopo anni di "ma sai che la tua mamma teneva un blog su di te quando eri piccola?!", ti sarebbe venuta la curiosità di scoprire cosa dicevo di te e magari il -più che comprensibile - terrore di trovarci foto di te mezza nuda seduta sul vasino.

esempio di diario segreto
Qualche anno fa, rovistando alla ricerca dello scotch in un cassetto della Nonna P, ho trovato un piccolo diario. Ti spiego, i diari erano gli antenati dei blog, venivano scritti su fogli di carta (esiste ancora la carta vero?) e venivano accuratamente tenuti nascosti dai loro proprietari. Erano un po' come degli psicologi personali (esistono ancora gli psicologi o sono stati completamente sostituiti da sconosciuti trovati sui forum?), solo che costavano meno. Beh mia madre ne teneva uno, lo ha cominciato quando sono nata e lo ha portato avanti per qualche anno. Erano solo poche pagine. La nonna ha documentato accuratamente i miei primi giorni di vita, poi è passata ad aggiornarlo ogni settimana, poi mensilmente. Dopo 3 anni ha chiuso con un "Ah già è nato anche Filippo. Carino, mangia un sacco". Poi si dev'essere rotta. La terza figlia nemmeno compare (a proposito come sta la zia Margherita?).

Comunque rileggere le sue parole mi ha commosso. Non me la ricordavo come mamma. Io la conoscevo solo come mamma di una bambina grande, di una teenager, di una donna. Ma in versione mamma di una bebè ovviamente no. In qualche modo, rileggendo quelle pagine scritte a mano e macchiate di rigurgiti, ho avuto modo di conoscere la mia mamma. E ho pensato che anch'io, un giorno, avrei dato ai miei figli la possibilità di conoscermi.

Leggendo questo blog, avrai modo di scoprire chi era la tua mamma a 30 anni. Cosa faceva, come viveva, cosa pensava, cosa temeva e soprattutto quanto ti amava. Perché tu ora sei grandicella, e probabilmente non te lo dico più (ma solo perché non te lo vuoi sentir dire) ma io ti amo, Emma. Cazzo se ti amo. Tu sei il più grande e stupefacente amore della mia vita. E devi saperlo, perché è importante. Perché il rapporto che abbiamo adesso, al momento in cui ti scrivo, cambierà, inevitabilmente. E dubito che quando avrai 20 anni avrò modo di svegliarmi accanto a te, accarezzarti la testolina, dirti "Lo sai che sei il mio amore Emma?" e sentirmi rispondere "sì mamma anche tu sei il mio amore ma lasciami dormire". Oddio, probabilmente se ci provassi mi risponderesti allo stesso modo, ma solo dopo aver gridato "E TU CHE DIAVOLO CI FAI NEL MIO LETTO?!".

E niente. Volevo solo dirti questo. So che mi stai leggendo, sapevo che lo avresti fatto e ho sempre scritto pensando al giorno in cui mi avresti letto.

P.S. Mi fai un favore? Potresti chiamarmi al telefono (se ancora esistono) e dirmi semplicemente "Anche tu sei il mio amore, mamma"? Io capirò.

giovedì 7 gennaio 2016

Ciao sono Emma, e oggi comincia per me una nuova avventura

Ciao sono Emma. Lo so, lo so, nelle foto vengo un po' demmerda, come mia madre. È che davanti ai flash ci vengono solo facce strambe. Però io al contrario della mamma me ne frego, e mi sparo un selfie dietro l'altro da quando ho imparato a usare la fotocamera.

Comunque niente, volevo dirvi che oggi comincio una nuova avventura: vado alla scuola materna. Non che io sia nuova a queste cose eh? Questo è il mio terzo anno da scolaretta: ho cominciato con l'asilo dei piccoli (che la mamma chiama nido), poi sono andata all'asilo dei grandi. Quest'anno ho cominciato l'asilo dei grandi ma poi mamma e papà mi hanno detto di avere un "piano", e che cambiare asilo faceva parte di questo piano. Io boh, non ho capito bene cos'abbiano in mente. Forse vogliono svaligiare una banca o qualcosa del genere perché da quello che ho sentito il problema erano i soldi.

Però l'idea mi piace perché la mamma dice che quello in cui andrò a partire da oggi non è semplicemente un asilo dei grandi. No. Io oggi comincio la scuola materna! Sì, avete capito bene, SCUOLA! Devo anche mettere il grembiulino in questa nuova scuola. Io lo volevo con Elsa ma della mia taglia non c'era, e così ne ho preso uno con su una scritta e la mamma ha passato 4 o 5 ore a sfilarla punto per punto e poi ha applicato una foto di Elsa e Anna. Quel giorno ho imparato un sacco di parolacce nuove!

lunedì 30 novembre 2015

Trovatemi un Babbo Natale ADESSO!

Ieri pomeriggio ho preparato insieme a Emma la letterina per Babbo Natale. L'abbiamo decorata, colorata e riempita di stelline adesive dorate. Avevo letto che in un paesino nella provincia di Bergamo ci sarebbero stati i classici Mercatini di Natale. Oltre alle solite bancarelle (nelle quali, lo ammetto, non ho MAI comprato niente in 33 anni di vita) il programma dell'evento prevedeva anche una casetta con tanto di Babbo Natale a cui consegnare le letterine.

E così dopo pranzo abbiamo caricato una gnoma semi addormentata in macchina e siamo partiti alla volta di Zanica. Durante il viaggio, mi sono voltata per controllare se Emma si fosse addormentata. E invece lei se ne stava lì, guardando fuori dal finestrino la terza corsia della A4 con aria sognante. Stringeva forte al petto la sua letterina.

- Quanto manca mamma?
- Manca poco Emma tranquilla dai...
- Mamma ma abbiamo scritto della farfalla, nella letterina?
- Sì Emma, ho scritto tutto.
- Ma non c'è la busta, non possiamo dare a Babbo Natale una lettera senza busta!
- Ma no Emma tranquilla, anche le altre letterine verranno consegnate così...
- Ma quanto manca?
- Siamo quasi arrivati....
- Mammina?
- Sì.......
- Posso abbracciare Babbo Natale?
- Davvero vuoi abbracciarlo?! Ma amore certo che puoi!
- E posso anche dargli un bacino secondo te?
- Ma certo amore!
- E adesso quanto manca?

Quando si è finalmente zittita l'ho osservata ancora un po', e mi si è stretto il cuore. Perché lei non è una da abbracci e baci agli estranei (a meno che non siano pupazzi giganti di Peppa Pig o dei Paw Patrol) e perché nei suoi occhi riuscivo a scorgere la magia del Natale e la magia dell'infanzia.

Una volta arrivati, Marito si è quasi parcheggiato su una quercia pur di farle smettere di urlare "FERMATI QUI PAPÀ, FERMATI! VA BENE QUI, DOBBIAMO ANDARE! Babbo Natale ci sta aspettando DAIIIIII". Abbiamo percorso un intrico di bancarelle ignorandole tutte e cercando con gli occhi Babbo Natale. Lei aveva le manine congelate, ma quella letterina non la mollava nemmeno morta. Dopo un po', per la disperazione ho cominciato a fare una cosa che detesto: chiedere.

- Mi scusi sa dov'è la casa di Babbo Natale?
- In Lapponia signora...
- Divertente. No intendo qui. Ho letto su internet che dovrebbe esserci un Babbo Natale che ritira le letterine dei bambini...
- Boh, sono uno degli organizzatori ma non mi risulta...

Ho cominciato a sudare freddo. Guardandomi intorno potevo scegliere solo tra due hostess con cappuccio rosso che distribuivano volantini di uno studio dentistico e un Babbo Natale 'mbriaco con gli occhiali e senza barba che vendeva non so cosa. Ho optato per quest'ultimo (perché va bene tutto ma le tette non avrei saputo come spiegarle a Emma).

- Guarda Emma è lì Babbo Natale! Dagli la tua letterina dai!
- Mamma ma che dici? Quello è solo un signore vestito da Babbo Natale...

Alla fine ci abbiamo rinunciato. Ho convinto Emma a consegnarmi la letterina e le ho promesso che avremmo cercato Babbo Natale in lungo e in largo nei prossimi giorni e che lo avremmo scovato, quel vecchio bastardo, dovunque si trovasse. Emma non ha detto niente, non si è lamentata e non ha pianto, ma la delusione nell'aria si poteva tagliare con un coltello.

Quindi chiedo a voi: per favore trovatemi un Babbo Natale ADESSO e consegnatemelo! Ma uno passabile eh? Deve essere over 60, deve avere la barba bianca e un indice di massa corporea superiore a 30. Meglio se lo trovate sobrio ma anche se si è fatto un grappino non importa. Se me lo fate recapitare direttamente a casa meglio ancora. Grazie!

giovedì 29 ottobre 2015

Ma perché mia figlia fa così?

Amo, adoro Emma, darei la vita per lei e bla bla bla. Ogni tanto, però, non la sopporto. E mi chiedo se tutti i bambini, o almeno tutti i bambini di 3 anni, si comportino come lei.

Ricordo il titolo di un libro che aveva mio padre (che per anni ci ha riempito casa di pappagalli) che mi faceva morire dal ridere: "Perché il mio pappagallo fa così?". Davvero, ripensandoci ancora mi sbellico. Titolo geniale.

E allora perché non declinarlo al mammesco? In fondo un'Ara Ararauna come quella in copertina (che noi avevamo) ha l'intelligenza di un bambino di 3 anni. E in alcuni casi anche la stazza. E come un bambino, è in grado di farsi adorare e odiare contemporaneamente. Solo che urla più forte (no, lo dico per chi stesse pensando "Vabbè ma allora che lo faccio a fare un bambino? Mi prendo un pappagallo").

Quindi lo chiedo a voi, mamme più esperte, pediatri o psico-cosi che state leggendo questo post: perché mia figlia fa così?

Perché si distrae continuamente durante i pasti?

Perché?! Ha fame, e so che ha fame perché passa almeno un'ora prima del pasto a ripetermelo e a mettermi fretta, e si fionda sul piatto ancora fumane scottandosi OGNI VOLTA. E allora perché dopo il primo boccone comincia a chiacchierare, giocherellare con le posate, guardarsi intorno, parlare di massimi sistemi e a fare di tutto tranne che passare al prossimo dannatissimo boccone? Ormai passo ogni pasto a ripetere ritmicamente, con voce atona e senza nemmeno guardarla "Mangia. Mangia. Emma mangia. Mangia. Mangia. Mangia Emma. Emma, mangia. Mangia" in un loop continuo che stavo seriamente pensando di registrare e riprodurre con l'iPhone durante le cene per non perdere la voce ogni volta.

Perché non vuole andare all'asilo?

Le piace il suo asilo, adora andare alla materna. La maestra mi racconta che è la sua cocchina, è l'idolo della classe, è la più brava, la più ordinata, la più amata e coccolata dai compagni. Quando vado a prenderla la trovo felice ed entusiasta, quando incontro i suoi compagni al parchetto la salutano come fosse una VIP, quando si scomoda a raccontarmi cosa ha fatto all'asilo lo fa con gioia ed eccitazione. Ma non ci sono ca**i: quando arriviamo davanti alla porta della classe, mi si avvinghia a una gamba e me la devono letteralmente strappare di dosso. Dopo un anno di nido e uno di materna, pensavo che al suo terzo anno avesse capito che nonostante le rimostranze non potrei mai cedere e riportarla a casa. E soprattutto pensavo avesse capito che l'asilo è un posto fantastico in cui le piace stare e che la sua scenata mattutina non ha nessun senso. Perché lo fa, perché?!

Perché non vuole farsi tagliare le unghie?

Io capisco il terrore dei parrucchieri: le ranzate a cui l'abbiamo sottoposta da piccola potrebbero averla un tantino traumatizzata (ma leggendo uno dei prossimi perché, quello sull'acqua, capirete perché lo abbiamo fatto). Ma le unghie... cosa c'è di così traumatico nel farsi tagliare le unghie?! Ho provato a dirle che anche il povero tronchesino deve nutrirsi, ho creato la famiglia dei tronchesini, ho dato loro un nome e delle personalità. Lei ci ha fatto anche amicizia, per carità, ma quando è il momento, il terrore la pervade. E come se non bastasse dopo la "tortura" se ne va in giro con le dita paralizzate giurando di sentire dolori lancinanti e pregando il papino di incerottargliele tutte. Ma perché?!


Perché è così lenta?

Come tanti bambini, anche Emma è incredibilmente, inumanamente, fastidiosamente lenta. È lenta a prepararsi per uscire, è lenta a camminare, è lenta a scendere e salire dal seggiolino auto, è lenta a scegliere il pupazzo da portare all'asilo, è lenta a mangiare, è lenta a decidere, è lenta a vestirsi. E io da milanese imbruttita quale ammetto di essere vado fuori dai gangheri. Anche Marito non scherza. Mentre lei cammina leeeeeentaaaaamente verso di lui fermandosi ad annusare fiorellini o perdendosi con lo sguardo all'orizzonte, a volte mi sembra di vedere chiaramente del fumo uscirgli dalle orecchie. Peccato che poi, Emma sia la prima a non avere pazienza. E qui si passa al prossimo perché.


Perché non ha pazienza?

Se mi fermo davanti a un semaforo rosso comincia a incalzarmi: "Allora? Perché non vai? Parti, parti, PARTI!"; quando Marito prepara la cena lo fa con lei attaccata alle sue ginocchia che ripete a macchinetta "È pronto? Allora? Si mangia? E adesso si mangia? Quando si mangia? Cosa si mangia? Mangiamo? E adesso?"; quando l'aria comincia a rinfrescare, a fine settembre, Emma attacca col Natale: "Quando è Natale? Ora è Natale? E ora? Quando scriviamo la letterina?"; quando facciamo un viaggio con lei calcoliamo al minuto l'orario del suo pisolino per evitare di passare 4 ore e mezza con una vocina nell'orecchio che chiede "Siamo arrivati? E adesso? E adesso?!"; quando uno spot interrompe un cartone animato che sta seguendo apriti cielo; quando la portiamo al cinema e siamo costretti a sorbirci i classici 40 minuti di trailer e pubblicità prima del film vorremmo morire. Insomma, se è la prima a prendere la vita con calma, perché pretende che però la vita le debba puntualità e tempi strettissimi?!


Perché ha il terrore dell'acqua in testa?

Cioè... perché potrebbe sguazzare in mare o in piscina per ore finché la pelle non le si raggrinzisce ma se una goccia le sfiora i capelli salta fuori dall'acqua urlando come se fosse stata morsa da uno squalo? Perché a 3 anni suonati urla ancora di terrore durante ogni dannatissima doccia, pregando il genitore che non è con lei sotto l'acqua di venire a salvarla? Perché fino a UN SECONDO PRIMA di entrare nella doccia sembra assolutamente convinta, quasi felice di farla, ma quando varca quella porta di vetro mette in scena un dramma sempre uguale, al quale però non riusciremo ad abituarci mai? Le abbiamo provate tutte: ho provato a optare per il bagno, ho provato a versarle delicatamente l'acqua in testa con un bicchiere, ho provato con le visiere para-shampoo che non le facevano scendere l'acqua sugli occhi, ho provato con le buone, con le cattive, con il buon esempio di bambini coetanei, con i giochi da bagno, con vomitevoli racconti di mostricciattoli che le abitavano la testa che solo uno shampoo avrebbe potuto eliminare. Niente, non c'è niente da fare.


Perché non ci lascia parlare tra di noi?

Che lei sia una chiacchierona è appurato, e mi fa anche piacere perché essendo io una persona piuttosto silenziosa, un marito e una figlia logorroici mi sono anche utili per garantire un audio alle nostre giornate. Però, ecco, le poche volte che mi decido a dire qualcosa a Marito, soprattutto durante i viaggi in auto, Emma comincia a parlare. A meno che non stia dormendo, non c'è modo di fare quattro chiacchiere tra noi. L'unica è isolarci, chiudendoci in bagno. L'ultima volta che siamo riusciti a farci una lunga chiacchierata è stato quando l'abbiamo mollata ai nonni e ci siamo rifugiati sul Resegone. Beh certo, a un certo punto è stato il fiatone a bloccarci ma vabbè. Abbiamo cercato di spiegarle che quando le persone parlano, se vuole intervenire deve almeno chiedere il permesso, ma il risultato è che ora veniamo semplicemente interrotti da continui "Posso parlare? Allora posso? E adesso? Vi ho chiesto se posso parlare... avete detto che se chiedo poi posso. Allora posso parlare? Eh? Eh? Eh?". Il bello è che quando, sull'orlo di una crisi di nervi, urlo "EMMA BASTAAAAA!!! OK, ok adesso puoi parlare, contenta? Sarai contenta spero! Bene, parla, sentiamo cosa volevi dirci di tanto importante, SENTIAMO, DAI!" lei mi asfalta con un "Volevo dirti che ti voglio tanto bene".


Ma soprattutto perché nonostante questo riesco a volerle così bene?


Ok non mi aspetto che rispondiate ai miei perché. Qualcosa per me potete farla però. Potreste dirmi "Anche il mio fa così" e rendermi tanto, tanto felice.

martedì 20 ottobre 2015

Evviva sarò nonna (o forse no?)

- Mamma quando sarò grande come te voglio avere tanti bambini!
- Ah sì? Evviva, sarò nonna allora!
- No, come nonna? E non sarai più la mia mamma?
- Ma sì amore, rimarrò sempre la tua mamma, ma in più sarò la nonna dei tuoi bambini.
- Mmmmh, ok. 
- Come chiamerai i tuoi bambini?
- Saranno tutte bambine. Si chiameranno Ulululu,  Mafefelli, Turiburiddu, Giugiu, Mellellemoli, Hunkikki e Luciano.
- Ah beh, a Luciano tutto sommato è andata bene. Tutte femmine quindi?
- No dai, anche dei maschietti voglio.
- Ooook. Però Emma guarda che per comprare cibo, vestiti e giocattoli per tutti questi figli ci vogliono tanti soldini... Sei sicura di poterteli permettere?
- Ah è vero. Allora niente, li butto tutti.

E io che per un attimo sognavo di stringere tra le braccia le dolcissime Ulululu e Luciano... 


mercoledì 14 ottobre 2015

Dialoghi surreali con una 3enne

In auto, direzione asilo.

- Mamma?
- Sì amore?
- Sai che quando ero piccola vedevo le persone morte?


Non ho avuto il coraggio di guardare dallo specchietto retrovisore. Temevo di ritrovarmi Bruce Willis seduto sul sedile posteriore.



venerdì 25 settembre 2015

Cose da maschi, cose da femmine

Intercetto un dialogo tra Emma e la sua bambola di Elsa.

- Sai che all'asilo si fa ginnastica? E si gioca anche a calcio... come il Milan! Però mi dispiace, tu non puoi giocare a calcio, Elsa, è solo per bambini.

Eh no cazzo. Ho passato tre anni e mezzo a non parlarle di differenze di genere. Ci ho lavorato tanto, le ho sempre detto che non esistono cose da maschi e cose da femmine, mi sono persino tagliata i capelli quando lei ha cominciato a chiedersi perché le sue compagne li avessero lunghi e lei no. L'ho fatto per dimostrarle che si può essere femmine anche rasate (e perché non ho mai saputo farmi una piega). Ama cartoni come Frozen e film come Maleficient con protagoniste cazzutissime in cui finalmente non è un principe in calzamaglia a salvare la situazione. Ha una mamma che lavora, e un padre che cucina. Ma che dico, ha pure due nonne che lavorano, e due nonni che cucinano! Al parchetto la spingo a giocare con i maschietti. Con il suo papino non fa che parlare del giorno in cui compirà 5 anni e potrà finalmente andare a giocare nel Milan (io non partecipo ai loro sogni in quanto interista, ma questa è un'altra storia). E no, non sono come il padre di Lady Oscar: non sto fingendo che mia figlia sia un maschio. Adoro la sua femminilità, appoggio la sua passione per i vestiti da principessa. Le ho persino comprato una mini cucina rosa, per dire. A me non importa se da grande diventerà una calciatrice coi capelli a spazzola, una passione per gli Iron Maiden e una fidanzata di nome Giovanna o se invece sposerà Giovanni, avrà 5 figli e mi regalerà cuscini decorati all'uncinetto per la Festa della Mamma. Però voglio che in ogni caso sia una sua scelta.

Chi me la sta traviando? È colpa di quei cartoni anni '40 della Disney che ama tanto? È colpa dell'asilo? È lì che le impediscono di giocare a calcio con gli altri bambini? Devo fare un discorsetto alla maestra, devo intervenire!

- Emma scusa ma cosa stai dicendo?

martedì 15 settembre 2015

Chi me l'ha fatto fare

Questa è stata la prima estate della mia vita in cui non ho visitato posti nuovi. E io sono una che non legge mai due volte lo stesso libro, non vede mai due volte lo stesso film e non va mai in vacanza due volte nello stesso posto perché il mio motto è "l'anno prossimo potrei essere morta". E prima di morire voglio leggere, guardare, conoscere, visitare il più possibile.

Tutto questo per dire che ieri sera volevo guardarmi Pechino Express per gustarmi un po' di mondo e dimenticarmi del fatto di aver letteralmente sprecato un agosto della mia vita. Ma Emma non era d'accordo. Perché come dice una delle mie perle di saggezza...


E infatti ieri sera Emma avrà impiegato un'oretta abbondante ad addormentarsi. Io ero stanca morta, sto vivendo un periodo infarcito di ansie e preoccupazioni, avevo solo voglia di stravaccarmi sul divano con Marito e una tisana alla menta e gustarmi un programma poco impegnativo. 

lunedì 7 settembre 2015

Velate minacce

- Dai amore, molla la mamma e vai in classe... fammi un bel disegno, così quando torno a prenderti me lo regali ok? Dai, bacio e vado!
- Mmmh e che disegno vuoi?
- Disegna la mamma e il papà ok? Bacio e vado.
- Posso disegnare Sdentato?
- Il drago? Ok, se vuoi disegna Sdentato... ora devo andare però amore... Bacioevado.
- Ok. Allora disegno Sdentato che sputa fuoco su mammina e papino.

No ma l'ha presa bene.

L'opera consegnatami più tardi



giovedì 3 settembre 2015

Proteggere, armare, consolare

Il Manifesto titola "NIENTE ASILO" pubblicando in copertina la foto del corpicino senza vita Aylan, quel piccoletto di 3 anni trovato su una spiaggia a Bodrum che ormai tutti conosciamo fin troppo bene.

E io me la sono presa con lei, la MIA treenne che stamattina non voleva andare all'asilo, e piangeva come un maiale sgozzato perché preferiva guardare i cartoni, o aveva sonno, o non aveva voglia, o sailcazzocosa. Me la sono presa con lei che non capisce quanto è fortunata a essere nata qui. E avrei avuto tanta voglia di sbattergliela in faccia, quella foto, di gridarle "Lo vedi come vivono, come MUOIONO tanti bambini nel mondo mentre tu ti lagni perché non vuoi andare all'asilo? Lo sai che questo bimbo non ci andrà mai all'asilo? Lo sai che non riabbraccerà più la sua mamma? Che probabilmente l'ha vista affogare insieme al papà e al fratellino?!".

In pratica, la vecchia storia trita e ritrita del "finisci i broccoli, che al mondo ci sono un sacco di bambini che muoiono di fame". Noi genitori ci caschiamo sempre, prima o poi. Guardiamo i nostri figli e ci preoccupiamo che siano viziati. Avremmo tanta, tanta voglia di sbattere loro in faccia la realtà, ma poi ci manca il coraggio.

E probabilmente è giusto così. È giusto che Emma continui a pensare che Babbo Natale esiste, che quando qualcuno muore diventa una stellina che la osserva dal cielo, che i suoi pupazzi non arrivano dal Disney Store ma spuntano fuori da alberi e cespugli, che la mamma sa davvero far comparire monetine da dietro l'orecchio, eccetera eccetera. Perché il mio compito è proteggerla, regalarle un'infanzia felice, almeno per ora. Poi mi toccherà la fase più difficile: armarla, spiegarle la migliore strategia di attacco e difesa, e accompagnarla sul campo di battaglia. E quando sarà grande sarò lì, pronta a curare le sue ferite.

FASE 1: proteggere
FASE 2: armare
FASE 3: consolare

È tutto quello che noi genitori possiamo fare, è tutto quello che i genitori fanno in ogni parte del mondo. È quello che avrà fatto anche la mamma di Aylan, anche se lei avrà probabilmente anticipato la seconda fase, tentando di preparare al meglio i suoi figli a quel viaggio di speranza. Ma mi si spezza il cuore a pensare che il mare le abbia strappato la possibilità di anticipare anche la fase 3. Dovrebbe essere un diritto di ogni madre, cazzo.
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