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martedì 14 febbraio 2012

Il mio parto (lettura sconsigliata a un pubblico sensibile)

Tremante, impaurita, scossa dalle contrazioni e con le urla di una partoriente che mi trapanavano il cervello, nella notte tra giovedì e venerdì vi ho annunciato la nascita della piccola Emma, avvenuta poche ore prima. L'adrenalina ancora in circolo, la flebo di ossitocina, il dolore e il fatto che non mi avessero trovato una stanza libera in ospedale e mi avessero piazzato in sala travaglio per la mia prima notte da puerpera, non mi hanno permesso di dormire per tutta la notte. Per fortuna la connessione internet del mio cellulare funzionava a meraviglia e i vostri commenti, i vostri sms e i vostri auguri mi hanno tenuto un po' di compagnia. In tanti (ma soprattutto tantE) mi avete chiesto di raccontarvi la mia esperienza. Io, per carità, lo faccio anche, ma da qui in poi leggete a vostro rischio e pericolo perché, mi conoscete, non vi descriverò il parto come il momento più magico ed esaltante della vita di una donna. Anche perché NON LO E' (a meno che non abbiate avuto una vita di merda). Però, vi assicuro, osservare Emma addormentata dopo una poppata al mio fianco... quella sì che è magia. Ma bando ai romanticismi che non fanno per me. Che lo show abbia inizio (in BLU i miei pensieri).

Giovedì mattina. Mi sveglio e mi metto al lavoro, come al solito. Consapevole, però, che c'è qualcosa che non quadra. Un bel maldipancia mi accompagna da subito ma io lo ignoro, come faccio ormai da giorni (a saperlo che si tratta di contrazioni....). Pranzo. Marito mi prepara pasta e ceci e io gli dico che forse non è stata una grande idea considerando che ho già maldipancia. Lui ci ride su e io mangio senza lamentarmi (d'altra parte trovo che lagnarsi del cibo che qualcun altro ti ha preparato sia molto maleducato). Seconda parte della giornata lavorativa. Gli articoli per il mio sito di gossip sono a posto, la rassegna stampa per la Fondazione è pronta (l'istinto mi aveva spinto a portarmi avanti e in una settimana ho raggiunto il target di uscite di tutto il mese), la mail al nuovo cliente è spedita. La pancia fa male. Ma vabbè. 

Improvvisamente un attacco di "istinto del nido" acuto: corro a pulire da cima a fondo il mio bagno e a sistemare la sala. E' il momento della doccia. E lì, qualcosa di strano attira la mia attenzione. Che è questo, sangue? Mah, avrò perso il famoso "tappo"... dicono che non sia molto significativo. Mi vesto, mi imbelletto e mi preparo a una serata con marito. Poco dopo però, ancora sangue. Azz. Mi viene un piccolo dubbio e chiedo a marito se gli va di fare un giro all'ospedale per un controllino. Lui, vedendomi tranquilla e pacata, alza le spalle, si veste e mi accompagna.

ORE 17.30. "Buonasera, sono alla 38esima settimana di gravidanza e ho notato delle perdite di sangue... posso fare un controllino?" chiedo con calma all'accettazione del pronto soccorso. Il tizio della reception mi guarda un po' stranito, mi applica un bracciale di plastica e mi dice di recarmi al settimo piano. "Scusi ma al settimo piano non ci sono le sale parto?" chiedo curiosa. Lui mi ripete la stessa frase e io, raggiunta da Marito, mi avvio verso gli ascensori. Ed è in quel momento che sento una strana sensazione... Oddio ma sto... perdendo le acque? Preoccupata più per il fatto che qualcuno noti la cosa che per il significato dell'evento in sé, premo ripetutamente il tasto dell'ascensore. Dopo qualche minuto ecco liberarsene uno: io e Marito ci fiondiamo dentro e schiacciamo il tasto 7. L'ascensore però, si mette a vagare tra i piani del San Raffaele a casaccio: 0, 1, 2, -1, 3, 2, 3, 4... Comincio a sudare. Mi rivolgo a marito "Per caso sai far nascere un bambino?" e mi becco lo sguardo preoccupato degli altri occupanti dell'abitacolo.

Ormai fradicia, arrivo finalmente al piano e mi faccio visitare da un'ostetrica. Cribbio quanto fa male la visita. Fa un male boia. Ma vabbè. Marito intanto aspetta fuori, chiedendosi se per quella sera avremmo visto una puntata di Dexter o di Boardwalk Empire. "Complimenti, lei è già di 4 cm! E' a buon punto e considerando la sua faccia direi che non sta nemmeno soffrendo come dovrebbe! E' fortunata signora" annuncia a bruciapelo l'ostetrica. Marito, da dietro la tenda chiede se questo significa che possiamo tornare a casa mentre io, raggelata, comincio a prendere seriamente in considerazione il mio maldipancia.

ORE 18.00. Mentre l'ostetrica sorridendo spiega a Marito che sta per avere un bambino, io vengo attaccata al monitoraggio. Marito corre a recuperarmi la valigia (che per fortuna da qualche giorno tenevamo sempre in auto) e io, sola, realizzo: Cazzo, sto per partorire. Cazzo cazzo cazzo cazzo no, non è il momento, non ho voglia. Stasera dovevo vedere Dexter! Dalla sala parto arrivano urla agghiaccianti e io non ho nemmeno la forza di pensare a cose intelligenti. Controllo il cellulare, cazzeggio, fisso il muro. "Certo che lei è proprio tranquilla eh?" mi fa l'ostetrica passando a controllarmi. "Ha delle gran belle contrazioni, complimenti!". Io la guardo stranita e ringrazio educatamente. Ok non è maldipancia, Simona, sono con-tra-zio-ni. Capito? Coooon-traaaaaa-zioooo-ni! Ci sei? Ce la fai? Sei connessa? Ora puoi anche smetterla di digrignare i denti, puoi soffrire liberamente perché, cazzo, sei in travaglio! Smettila di fare l'eroina e dillo che stai male, DILLO!

ORE 18.30. L'ostetrica mi toglie le bende del monitoraggio e mi dice che abbiamo finito. Poi mi lascia lì, sola. Io prendo la mia roba, la valigia, e comincio a vagare per il corridoio in attesa che qualcuno mi dica cosa diavolo devo fare. Il maldip... ehm... le contrazioni cominciano a farsi sentire. Marito è sparito nel nulla. Un'altra ostetrica, trovandomi in corridoio con giacca, borsa e valigia in mano, mi guarda sconvolta: "Scusi cosa sta facendo? Sta cercando di scappare signora?". Sì. "Ehm... no.... è che nessuno mi ha detto cosa devo fare e dove devo andare" spiego. La tizia, malfidente, mi scorta in sala travaglio e mi affida un letto, chiedendomi di mettermi la camicia da notte e di prepararmi. Marito non si fa vedere e io, tremante, sistemo la borsa e indosso la camicia, regalo di mamma. Poi mi siedo sul letto, in attesa di capire cosa diavolo devo fare. Nessuno mi caga, Marito arriva e mi tiene un po' di compagnia.

Le contrazioni cominciano a farsi belle toste, io tremo come una foglia, ma nessuno si fa vedere. A un certo punto mi chiedono di andare in una stanzetta dove, dopo avermi prelevato del sangue, mi fanno 200 domande, mi fanno firmare una decina di fogli e mi chiedono date che, durante le contrazioni, mi dimentico completamente (parlo della mia data di nascita e della data del mio matrimonio, mica della fondazione di Roma o della morte di Pirandello). Torno in sala travaglio.

Le contrazioni cominciano a farmi versare qualche lacrimuccia che tento di nascondere anche perché la stanza è abbastanza affollata e mi vergogno. Tra una e l'altra mi nascondo in bagno: è l'unico luogo in cui riesco a stare un po' da sola e posso lasciarmi sfuggire una lacrima. In più perdo talmente tanto sangue da chiedermi come facesse il mio corpo a contenerne tanto. Insieme a Marito, noto che il volume della mia pancia è già notevolmente diminuito: sembro tornata al sesto mese! Poi ci mettiamo a fantasticare sul nostro prossimo figlio: sarà cinese, coreano, africano, mulatto? Non è ancora cominciata e già ci siamo resi conto che la faccenda del parto non fa per noi.

Ennesima tappa in bagno. Ed ecco arrivare una contrazione bella forte. Seguita da una strana sensazione... Ma che diavolo...? Che è sta strana voglia di... spingere? Il travaglio è appena cominciato! Che debba... svuotarmi? Eppure è diverso dallo stimolo di andare in bagno. Bah. Non ci faccio caso ma la contrazione è forte e le pareti del bagno ingigantiscono ogni rumore per cui i miei lamenti giungono alle orecchie di un'ostetrica che, furente, si precipita in bagno e mi dice che non si può travagliare lì dentro. Non uccidere l'ostetrica, non uccidere l'ostetrica, non uccidere l'ostetrica...

Una volta cacciata a letto, mi rendo conto di essere giunta a un punto limite. E' vero, sono appena arrivata e probabilmente mi daranno della cagasotto viziata e lamentosa ma... voglio l'epidurale. Chiedo a Marito di vagare per i corridoi in cerca di qualcuno che ci chiami l'anestesista. Arriva un'ostetrica che si limita a darmi l'annuncio: "Venga, andiamo in sala parto". In sala che?

ORE 20. 40. Ed eccomi in sala parto, scossa da contrazioni sempre più forti e sempre più vicine (ma non ci doveva essere una pausa tra una e l'altra?!). Finalmente si fa viva l'ennesima ostetrica che si presenta (non chiedetemi come diavolo si chiamasse) e mi visita. "Bene, ci siamo: 10 cm! Si sente già la testa. Cominci pure a spingere che in 20 minuti abbiamo finito". Cosa che cosa?! "Ma... scusi... che dice... sono appena arrivata... ho solo chiesto l'epidurale... non doveva durare almeno 8/10 ore il travaglio?" balbetto in panico. Marito è senza fiato. L'ostetrica se la ride, mi annuncia che non c'è più tempo per l'anestesia e mi ripete di spingere.

Da qui, il delirio. Nel vero senso della parola. Pochi minuti dopo sono nel panico più totale. L'ostetrica ha fretta, continuano a chiamarla dai corridoi per altre emergenze e lei continua a rispondere "Sì arrivo, faccio nascere questa e son lì, un attimo". Il dolore è intenso, indescrivibile e arriva a ondate. Ma tra un'ondata e l'altra non si può certo parlare di benessere. In realtà non riesco affatto a distinguere le contrazioni, ormai il dolore fa parte di me. Ma non è tanto quello il problema (e chi mi conosce penserà "Cooosa?"). E' più che altro la consapevolezza che non ho scampo. Ora un essere di 3kg deve per forza di cose uscire da lì e io non ci posso fare niente. E in effetti non devo fare proprio niente. Inutile spingere: la gnoma avanza nel suo bel canale da sola. L'unica cosa che posso fare io è sopportare il dolore e cercare di non svenire.

Il che è la parte più difficile. Forse per la fatica ma molto più probabilmente per il panico, mi manca il respiro. "Non... riesco... a... res... pi... ra... re... n-n-n-non.. riesc..." balbetto in continuazione. "Non serve che respiri, signora, lei deve solo spingere" mi risponde dura e spazientita l'ostetrica. Oh hai rotto il cazzo, ho capito che devo spingere ma questa esce da sola e farla uscire qui è l'ultimo dei miei problemi. Sto solo cercando di darle una madre! Non riesco più a respirare porca &£%$/!$"!$))"?°ç°!!! 

Incurante di tutto quello che ti dicono durante i corsi pre-parto, dove non si fa altro che decantare la piena libertà di movimento che viene data alle partorienti in fase espulsiva, l'ostetrica mi impone quella che, evidentemente, è la posizione più consona a chi ha parecchia fretta (lei): dopo aver fatto accomodare Marito su una sedia e avergli messo sulle gambe un panno, fa sedere me sulle sue gambe, promettendoci che si terrà pronta ad afferrare al volo la gnoma mentre farà il suo primo volo di mezzo metro. Marito non fa storie, anzi, sembra davvero sereno: il sorriso ebete che ha stampato in faccia mi irriterebbe se fossimo in un altro momento. Ma niente mi irrita di più dell'ostetrica che continua a ripetermi di stare calma ma... di fare in fretta (maledette milanesi sempre di corsa).

Ricordate quel post in cui vi raccontavo della mia visita delle sale parto con le urla di una partoriente che hanno regnato i miei incubi per settimane? Ebbene, fin dalla prima spinta, anch'io, senza nemmeno rendermene conto, ho cominciato a urlare come non avevo mai fatto in vita mia. Urla viscerali, potenti, innaturali in cui non riuscivo a riconoscere la mia voce. Urla che non potevo trattenere, che non dipendevano da me e uscivano da sole, proprio come la gnoma. Oddio ma sono io a strillare così? Dov'è il tasto OFF? Come faccio a spegnermi? Che figura di merda! E non ascoltate chi vi dice, rassicurante, "Ma non sono urla di dolore... sono di potenza, come quelle che fanno gli atleti sotto sforzo". Se vabbè. Ascoltate zia Simona: SONO urla di dolore e di terrore, soprattutto.

A un certo punto non ci vedo più. No, davvero, non vedo proprio più niente. La vista mi si è appannata, il respiro è sempre più corto. Solo un bruciore intenso mi tiene sveglia, ma soprattutto la consapevolezza di ciò che causa quel bruciore e che la situazione tenderà a peggiorare. "Dai che c'è la testa! Su signora, spinga. Deve solo spingere! Spinga che è qui! Spinga che così ce ne andiamo tutti". Tutti? Socchiudendo gli occhi per un attimo, mi accorgo che sono state abbassate le luci e che, all'improvviso, la stanza pullula di gente. Assistenti, ginecologi, puericultrici, ostetriche, semplici passanti e, ci scommetto, anche un paio di addetti alle pulizie e un ballerino di flamenco arabo, mi fissano, accerchiandomi. Marito mi racconterà più tardi che quattro dei presenti sono impegnati a tenermi gambe e braccia bloccate. Ma la nascita non doveva avvenire nel silenzio e nell'intimità della sala parto, senza interventi esterni?

Richiudo gli occhi. Inutile tenerli aperti, vedo la gente morta... penso, inconsapevole che quelle presenze sono più che reali. Sento perfino le voci. Tante voci intorno a me. Frasi confuse, urlate, rabbiose (ma la nascita non doveva avvenire nel silenzio più assoluto, come dicevano ai corsi?). Una voce dal timbro maschile continua a ripetere "Signora lei però si deve calmare!". Ma chi cazzo sei? Mi devo cosa? Ma chi ti ha fatto entrare? Come cazzo faccio a calmarmi c'è un essere di 50 cm per 3 kg di peso che sta passando da un'apertura di 10 dannatissimi centimetri!!! Più tardi scoprirò, grazie a Marito, che il tizio in questione era il ginecologo di turno e che, tra le altre cose, era quello che mi teneva ferma la mano.

Già, le mani. Il problema più grande dell'ostetrica che ha fatto nascere mia figlia (oddio, non che l'abbia fatta nascere lei...) è stato lottare con le mie mani per potersi avvicinare. Già perché una volta capito che la gnoma sarebbe nata comunque, qualsiasi cosa si facesse, che era ben posizionata, non rischiava di soffrire e io ero perfettamente in grado di farla nascere, ho anche capito che il tutto sarebbe avvenuto naturalmente, senza bisogno di interventi esterni. In quel momento avrei voluto solo starmene da sola, appartata in un posto buio e caldo, libera di muovermi, accartocciarmi, urlare e mettere le mie mani dove cazzo volevo. E l'istinto mi diceva di tenerle proprio lì, pronte ad afferrare la gnoma, a sentire la sua testa, ad aiutarla a uscire. E' da secoli che le femmine (di uomo e di ogni specie animale) sono in grado di partorire da sole e solo in quel momento mi sono resa conto di quanto fosse facile, per quanto doloroso (ovviamente sto parlando di parti fisiologici, in cui non ci sono problematiche mediche di sorta). 

E invece no. L'ostetrica continua a togliermi le mani (completamente sporche di sangue) e ad affidarle ad altri per tenerle ferme. E io, puntualmente, mi libero con rabbia. "Per favore io faccio tutto quello che vuole ma NON MI TOCCHI! Per favore non mi tocchi, faccio da sola, mi lasci in pace. Mi fa più male lei con quelle mani della bambina. Per favore, per favore" continuo a ripetere ormai sussurrando, delirante. Lei, furente, affida ad altri il compito di bloccarmi (gambe comprese che tremavano come se avessi un attacco epilettico) e non mi ascolta. 

ORE 21.08. Ed ecco che arriva l'ultima spinta. Qualcosa di caldissimo e morbido mi scivola tra le gambe e subito dopo il mio urlo si mischia a quello di un minuscolo esserino fradicio e tremante. Non è vero che in quel momento il dolore cessa all'improvviso. Cazzo sei appena stata squarciata in due, cosa vuoi pretendere? Uno strano gorgoglio giunge alle mie orecchie. Ancora non ho aperto gli occhi e il tremore non accenna a smettere. Qualcuno aspira il liquido dalla bocca e dal nasino della bimba, che finalmente cessa di annaspare. Marito è in estasi: "Guardala, amore, guarda quanto è bella!". Io socchiudo a forza gli occhi e vedo un coso viscido e scuro che si dimena tra le mani di qualcuno. L'ostetrica taglia il cordone e io provo a riprendere fiato. Mi chiedono se voglio tenerla in braccio ma non sono nemmeno in grado di respirare e di smettere di tremare, proprio non ce la faccio. Che madre di merda che sono.

Marito e gnoma scompaiono nel nido, e io vengo invitata ad alzarmi da terra e a sistemarmi sul lettino. Ah grazie! Prima, quando vi chiedevo di lasciarmi in pace e farmi fare da sola facevate tante storie. Ora che avrei bisogno di una mano mi dite di fare da sola?! E qui arriva la parte peggiore. Ripreso fiato e riacquista la vista, mi rendo nuovamente conto di provare un immenso dolore (che negli ultimi minuti era scomparso dalle mie priorità). Intorno a me una stanza piena di sangue mi fa sobbalzare. Oddio sono stata io a combinare sto casino? Sembra il container in cui fu trovato Dexter dopo che la madre era stata fatta fuori con una sega elettrica davanti ai suoi occhi! L'ostetrica comincia a tirare il cordone ombelicale e io sento qualcosa che piano piano dal mio stomaco si abbassa, percorre tutto il torace e... nasce, ecco. Trattasi ovviamente della placenta, organo di un 1kg di peso tanto utile quanto orribile a vedersi. "Oddio che schifo" osservo, guardando il risultato del mio secondo parto. "Come che schifo signora? Questo ha tenuto in vita la sua bambina per 9 mesi, non dovrebbe farle schifo!" fa stizzita l'ostetrica. Ma vaffanculo te e la placenta va! Anche i polmoni ci tengono in vita ma se ne tenessi uno tra le mani pensi che lo troveresti bello? Lo mangeresti? Lo incorniceresti? Lo useresti per farci una borsetta?

"Ora le darò un paio di punti, signora. STIA FERMA mi raccomando e tolga quelle mani!" fa l'ostetrica per poi rassicurarmi sul fatto che, comunque, mi farà prima una bella anestesia locale. Cazzo quanto fa male l'anestesia locale ragazzi. Era meglio senza. Anche perché, nel mio caso, l'anestesia non ha ovviamente fatto effetto ("Ah, già, a volte succede..." mi ha confermato l'ostetrica) e quindi i due punti che mi sono stati dati li ho sentiti tutti. Tra l'altro due non erano: quella dannatissima donna è andata avanti a cucire per 20 minuti senza sosta. Non ho ancora controllato i risultati della sua opera ma sono quasi sicura che abbia scritto al punto croce qualcosa tipo 'LEVI QUELLE CAZZO DI MANI LA PROSSIMA VOLTA'. Mi pare anche che abbia cambiato filo a un certo punto. Lo avrà fatto bi-color!

Finita la tortura, con una bella flebo infilata nel braccio, vengo mollata in un corridoio "in osservazione". Nel senso che tutti quelli che passano possono osservarmi. Che umiliazione. Poi però ecco arrivare Marito con un fagottino tra le mani. Ed Emma fu. Con il visino da tartarughina che ogni giorno mi spinge a coprirla di bacini, il minuscolo corpicino nudo avvolto in una coperta (un po' in stile bambin Gesù) e una manina che spunta fuori tastando l'aria fredda e secca dell'ospedale, la gnoma mi viene posata finalmente in braccio. E in quel momento divento madre. Tremando come una foglia, accosto il fagottino al mio corpo e comincio a piangere. Ma proprio a piangere, come una bambina. Marito chiama mio padre e annuncia al mondo l'arrivo della Gnoma. 

Il resto è storia. Vi parlerò poi della degenza in ospedale, di questo difficile inizio di puerperio e dei primi giorni con la mia tartarughina dagli occhi a mandorla, dalle manine rugose e dalle guanciotte piene e morbide che mi rende la vita piacevolmente impossibile. Spero di non avervi schifato troppo con questo racconto dettagliato e forse un po' cruento ma non voglio creare false illusioni e descrivere travaglio e parto come se fossero le esperienze più esaltanti, piacevoli ed emozionanti della vita di una donna. Non c'è niente di esaltante o di cui vantarsi: se mamma e bambino sono sani e nelle condizioni ottimali il piccolo esce da solo. A voi tocca solo sopportare il dolore del suo passaggio. Non c'è niente di particolare da fare. Nulla di cui sentirsi orgogliose. Al massimo potete vantarvi di non aver urlato più di tanto ma partorire non è difficile. E' solo spaventoso e doloroso, tutto qui. 

P.S. Un paio di chicche divertenti sugli eventi di quel giovedì 9 febbraio?
Quando l'ostetrica mi ha annunciato che ero pronta e dovevo cominciare a spingere, mi sono fiondata da Marito, l'ho abbracciato e l'ho supplicato di portarmi via perché avevo cambiato idea e non volevo più partorire. 
Quando ero ormai sul punto di dare l'ultima spinta, l'ostetrica ha sfoderato un paio di enormi forbici da sarta e io ho cominciato a pregarla: "Non mi tagli, la prego, non mi tagli!!!". Lei, ridendo, mi ha detto che quelle erano destinate al taglio del cordone e che non ci pensava nemmeno a praticarmi un'episiotomia senza anestesia. A questo punto mi chiedo se l'anestesia in questione sarebbe stata la stessa che ha usato per darmi i punti perché se così fosse avrei SI' vissuto l'esperienza più terribile della mia vita.

35 commenti:

  1. SEI UN FENOMENO,
    MI HAI FATTO COMMUOVERE ancora,
    ASPETTO DI CONOSCERE LA GNOMA!
    VI VOGLIO BENE!
    "zia" marty

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    1. Martini appena camminerò normalmente invito subito te e Serena a conoscere la Gnoma. E' stra-figa! Non vedo l'ora di stare meglio e rivedervi...

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  2. Anche io mi sono commossa... e ho riso alle lacrime per alcune descrizioni!!
    Attendiamo la convocazione per conoscere la nuova arrivata e per congratularci con mamma e papà!!
    Un abbraccio
    Sere

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  3. bella simo!!ho letto tutto d'un fiato il tuo racconto e ho capito benissimo il "dolore" e la "gioia" che hai provato...beatrice ha 30 mesi , ma io ad oggi ricordo tutto benissimo!!pensa che il giorno dopo il mio parto, ho chiamato alcune amiche e ho detto: grazie str..ze.!!..bip..per nn avermi detto la verità..Naturalmente tutte mi descrivevamo il parto come il momento + bello, + idilliaco, + intimo che ci potesse essere!e alla faccia dell'intimità!!e poi..cavolo 3840 di crista, li ho sentiti tutti!!emma è stupenda!!e ora mamma e papà, la vita è tutta in salitaaaaa.baci katia &beatrice

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    1. Sì guarda "intimità" è l'ultima parola che assocerei al parto, ora. Poi magari abbiamo beccato gli ospedali sbagliati...

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  4. aspetta un attimo, adesso svengo un po', poi quando rinvengo scrivo un commento! :)
    miriam

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    1. Ehm... Miriam... pensa che ora... potrò bere un sacco di birra!

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  5. Tra lacrime e risate sto pensando ke nn ho proprio un c...o da ridere.
    bacio.
    morena

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    1. Oddio no Morena tu non avresti dovuto leggere! Non credere a una parola di quello che ho scritto! Hehehehe... Dai che magari tu avrai un normalissimo travaglio di 10 ore e riuscirai a farti fare l'espidurale! Dai che magari troverai un'ostetrica più umana. Dai che magari anche tu, come altre donne, ricorderai quel giorno come il più bello della tua vita!

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  6. Simo.....allora..coreano, cinese o indiano???;-) un abbraccio forte, qualsiasi cosa scrivessi..potrei prendermi una rispostaccia anche io ed a ragione!!;-)ale tubi

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    1. A me piacerebbe comunque orientale perché la mia Gnometta ha gli occhi a mandorla e sembrerebbero fratellini! Hehehehe...

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  7. Oddio...sono senza parole...
    Finalmente la verità!
    Grande Simona! Efficace e descrittiva come sempre, lo stile è stile, anche sotto il peso di un dolore atroce!!
    Certo che a partorire bisogna pensarci bene..
    Attendiamo le prossime puntate per vedere gli sviluppi... ;-)
    Un abbraccio a te e alla piccola!
    Marta (bellezza)

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  8. Non dovevo leggere - CAZZO! - non dovevo leggere - IMBECILLE! - non dovevo leggere - PRENOTO IL CESAREO - non dovevo leggere - STUPIDA!

    p.s. congratulazioni :-))

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  9. Ahahahhahahahha grande racconto,ho riso e mi sono rivista in te,mi sembrava di essere al mio primo parto, per fortuna il secondo è durato dieci minuti, sarà stato perchè al primo avevo sofferto troppo... mio marito povero era con me dal pomeriggio in sala travaglio e ha mangiato il mio pranzo per non lasciarmi..(panino e formaggio)la mia frase clou è stata: ma perchè non ci siamo presi un gatto?.. io ho pregato le infermiere che mi facessero un cesareo, ma nulla, 24 h d travaglio.. aiutoooooooooo! bello si, ma ti senti come una mucca...però per mio marito sono diventata una dea...

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    1. Ecco sì, la parte della mucca me la sto godendo adesso!
      Mio marito? Ora ha occhi solo per la gnoma...

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  10. Ho riso a crepapelle e ho pianto tanto.
    Bellissimo racconto.
    Un saluto alla Gnoma
    Deborah Del Cortona

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  11. Fantastico, queste sì che sono emozioni vere!

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  12. Ciao Simona, da nullipara punti-fobica mi consenta (detto alla Berlusconi) una domanda: la messa-punti quanto ha fatto male da 0 a 10? Era più dolorosa del parto in sè e per sè?

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    1. Ciao punti-fobica,
      una cosa più dolorosa del parto credo che non esista. La messa-punti è stata, diciamo, da 6. Ma perché non ha funzionato l'anestesia. Con quest'ultima come alleata credo che il dolore sia rasente allo 0. Io sono particolarmente sfigata con le anestesie.... anche dal dentista mi son fatta trapanare carie tirando giù tutti i santi del paradiso per poi accorgermi che l'effetto anestetico era finito per sbaglio nella lingua! Mi sa che è destino.

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  13. Solo 6? O_o Credici o no ma ho letto di donne a cui è andata peggio, e con tutta l'anestesia hanno patito 11 (ammesso che siano racconti attendibili e non storpiati dalla devastazione di nervi del momento)...MA PASSANDO A COSE PIU' AMENE ti sarò grata tutta la vita per aver evitato l'effetto-diabete (che poi, credibilità 0)tipico dei racconti parto...E grazie ancora per aver evitato nomi raccapriccianti su tua figlia tipo Pedra, Joey Hope (giuro), Sirya, Miranda Margot

    Ecco, le cose che più mi fanno senso dei racconti parto sono le suture e i nomi di emme ai figli.

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  14. Che bel racconto!
    Super divertente :)

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  15. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  16. Magnifica esperienza!

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  17. Ciao Simona, mi hai fatta ridere e piangere con il tuo post (il ballerino arabo...) Davvero complimenti e se posso dirlo, BRAVA! Se non ti dà fastidio vorrei pubblicare questo post nel blog http://ilmioparto.blogspot.it/ Lo descriveresti come "bello", "bello, ma..........." oppure "brutto"? Un abbraccio

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  18. Ero alla disperata ricerca di informazioni su come funzione l'induzione al San Raffaele e inciampo nel tuo blog. Ok, non si parla di induzione.. ma c'è cmq un parto! Che faccio leggo? Ma si leggo... inizio però con il racconto della visita alle sale parto. Dove mi ritrovo in tutto.. compreso "Ma non sono urla di dolore... sono di potenza, come quelle che fanno gli atleti sotto sforzo".. e dire che sono settimane che dico al marito "non preoccuparti se mi senti urlare ok? Hanno detto che non saranno urla di dolore.. ma semplicemente useremo la voce per accompagnare lo sforzo.."

    Passo poi al racconto del parto.. (sì, sono sempre stata molto brava a farmi del male).. e se fino a pochi istanti fa ero qui che supplicavo il mio bimbotto a sbrigarsi perchè mamma non ce la fa davvero più, ora mi ritrovo a pregarlo di non azzardarsi a uscire.

    E poi mi chiedo "ma le 2 ore, da soli voi 3.. senza nessuno che vi disturbi.." di cui hanno parlato per.. quanti? 17? 18 incontri sia teorici che pratici.. che cavolo di fine hanno fatto???
    Voglio cambiare ospedale.. sarà troppo tardi???

    Disperata, 40+3

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  19. Ciao Disperata, mi spiace averti spaventato, non era questo il mio intento. Volevo piuttosto descrivere il parto eliminando tutti quei fronzoli con i quali lo infiocchettano ai corsi pre-parto. Le due ore da soli di cui parli sono quelle post-parto? Guarda, se hai fatto il corso al San Raffaele ti avranno anche fatto fare il giro delle sale parto. Ecco, le due ore famose te le fanno passare in uno di quei corridoi. Io per esempio avevo seduto lì a fianco un futuro padre che aspettava notizie della moglie sotto i ferri. Certamente non c'è intimità. E io non ho notato intimità nemmeno in sala parto, ma magari sono stata sfortunata io. Per non parlare della mia prima notte da mamma: dato che non c'era posto nelle camere in reparto, al sesto piano, mi hanno lasciata nella camera travaglio insieme ad altre 5 o 6 mamme e con una, il letto a fianco al mio, che stava per partorire. Inutile dire che alla fine ha partorito alle 6 del mattino e io non ho dormito nemmeno un minuto per tutta la notte (Emma era nata alle 9 di sera). Però, ripeto, magari sono stata sfortunata io. Quello che ti consiglio è di non aspettarti una grande accoglienza, di non aspettarti il calore che ostetriche e personale dimostrano nel corso pre-parto. Se vai lì senza aspettative potresti anche trovarti bene. E comunque una volta nato il tuo bebè l'ostetrica stronza passerà in secondo piano, e tutto il tuo mondo sarà lui/lei. Dopo tre giorni sei a casa, ed è lì che comincia la tua nuova vita. Ti faccio tantissimi auguri e ti invito a raccontarmi nei dettagli com'è andata! Un abbraccio :-)

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  20. Ero entrata anche io alla ricerca di informazioni sul san raffaele, perchè a cernusco, dove pensavo di partorire, non fanno l'epidurale...... sono a sette mesi e ho già l'ansia per il parto..... ho letto il tuo e mi sono sbellicata dal ridere, ti ringrazio per la franchezza e sincerità, tutti questi parti raccontati come idilliaci ci credo poco, preferisco il tuo.....
    Sono ancora più confusa nel decidere dove andare a partorire, spero non ti romperò se ti faccio qualche domanda.
    kiss
    lory

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  21. A pochi giorni dal parto mi imbatto nel tuo commento e devo dire che, forse perche sono alla mia quarta esperienza, mi sono sbellicata dalle risate! Io ho sempre partorito al Buzzi e mi sono trovata bene anche se ogni tanto le ostetriche le avrei strozzate anch'io! Quando ad esempio chiedevo di levarmi qualche minuto quel cribbio di monitoraggio e mi dicevano che era impossibile per poi dirmi a 7 minuti dalle spinte di girarmi su un lato che così prendeva meglio! Complimenti per la scrittura! E ormai la tua Emma sará una piccola donnina!
    Ilaria75

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  22. ammazza...ho pianto come un vitello...bellissimo racconto, cazzo. ora "esco dal mio corpo e ho molta paura". :-)

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  23. finalmente delle parole libere dagli stereotipi che circondano la gravidanza e a maternità, dove tutto deve essere bello per forza e se provi dire il contrario sei una donna e madre di merda, son rari i contributi come il tuo e per questa onestà, intrisa di amore VERO per la tua piccola, ti ringrazio e ti faccio i miei più sinceri complimenti!!!!!!!!!!!

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  24. che meraviglia di racconto, in diversi punti mi sono ritrovata tanto: la velocità del travaglio, le urla che "escono da sole"...e la considerazione che a parte complicazioni il nostro corpo "sa" come partorire e non sopporta ingerenze. Per dire, io il terzo figlio volendo lo avrei fatto a casa senza nessun problema (sono arrivata in ospedale a 7 cm!) ma sono fifona, io! :D

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  25. Bellissimo racconto! Ho riso fino alle lacrime! Grazieeeee! Pochi giorni e toccherà anche a me!!!!!!!
    Bacii!

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  26. a me per fortuna no sono troppo vecchia e non mene mai fregato 1 pippa di fare figli che li facciano gli uomini

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